Milano e l’Italia, insieme a Grecia, Francia sono stati il palcoscenico dove è andata in scena la rappresentazione collettiva della protesta dei lavoratori immigrati. L’ idea, nata sul web, è cresciuta fino a diventare l’imponente onda gialla che ha invaso le vie del centro di Milano l’1 Marzo.
Una folla colorata e arrabbiata si è ritrovata di fronte a palazzo Marino, sede del Comune di Milano urlando alle istituzioni il loro fondamentale ruolo all’interno della società italiana ed europea, rivendicando i diritti che “spettano” ai lavoratori italiani e riconoscendosi ormai non più solo nelle tradizioni e nella storia dei paesi di origine, ma anche nella società italiana, dove molti di loro hanno costruito le basi del futuro loro e dei loro figli, ragazzi, che, spesso accompagnati da altri membri della famiglia, sono la generazione ponte fra le molte culture che convivono, fra alti e bassi, e che vi convivranno giocoforza nell’ Italia prossima ventura.
Il “popolo giallo“ è anche questo una “super tribù“ come la chiamano i sociologi, un gruppo di persone di più diversa provenienza che si riuniscono attorno ad un ideale, come Carlos dall’ Ecuador, cattolico, sud Americano, che chiede di essere trattato come un lavoratore italiano, che paga le tasse e che, se disoccupato viene condannato all’ illegalità perché improduttivo e con lui molti altri, non aiutato dallo Stato, Natasha: ortodossa, badante russa che si chiede e ci chiede a gran voce chi curerebbe i figli e gli anziani senza di loro, o Samir il panettiere egiziano, musulmano che grida, più semplicemente il suo no al razzismo, e la sua dignità di essere umano.
Note: 50mila iscritti al gruppo Facebook sciopero degli stranieri; 300mila nelle piazze di tutta Italia. Alla mobilitazione aderiscono sindacati Cgil, Cisl, Uil (senza però una mobilitazione generale), associazioni come le Acli, Amnesty, Emergency e Legambiente, e partiti politici Pd, Rc e Sel
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