Basta inserire le parole chiave “Joy” e “CIE di via Corelli” in qualsiasi motore di ricerca per ritrovarsi davanti una sfilza di pagine che raccontano o discutono di questa storia. O meglio di questa che ormai è diventata una vera e propria fiction, con tanto di suspence, colpi di scena, sorprese amare ancor più quando in qualche modo ci riguardano.
يكفي إدخالك تلك الكلمات المفتاحية “Joy” و “CIE di via Corelli” في أي محرك بحث على الإنترنت، لتجد نفسك أمام عدد كبير من الصفحات التي تحكي أو تناقش هذه القصة، أو - من الأفضل ـ تلك القصة التي تحولت إلى خيال روائي مُفْعَم بالإثارة والتشويق، صدمات مشهدية، ومفاجآت مُرَّة قد تمس حياتنا بشكل أو بآخر.
Nel luglio del 2009 una ragazza nigeriana di nome Joy rinchiusa nel CIE di via Corelli a Milano subisce un tentativo di stupro dall’ispettore capo di polizia Vittorio Addesso. Dopo circa un mese nel CIE scoppia una rivolta per l’approvazione del pacchetto sicurezza, che allunga il periodo massimo di detenzione da 2 a 6 mesi. Joy, come altre, viene condannata a sei mesi di carcere. Ma al processo, quando le viene chiesto di parlare, il suo racconto non si limita alla rivolta: denuncia l’ispettore capo, che a sua volta la denuncia per diffamazione. Joy viene trasferita al carcere di Como, e al termine della detenzione, come vuole la procedura, viene rispedita in un altro CIE, quello di Modena, e poi ancora al Ponte Galeria di Roma. Da qui in poi le tracce, con le quali tanti riescono a seguirla, si sbiadiscono.
E l’unica notizia che trapela è che Joy deve essere espulsa il 18 marzo. Ma sembra strano, si ripetono le voci su internet in un tam tam quasi asfittico. E questo perché oltre ad essere in attesa del processo contro l’ispettore Addesso, Joy ha fatto anche richiesta di protezione per vittima di tratta. Poi, la buona notizia, arriva: Anna Pizzo, ex consigliera regionale del Lazio, annuncia di averla incontrata a Ponte Galeria. Joy rimarrà in Italia fino alla decisione sulla sua richiesta di permesso di soggiorno. Adesso, come Anna Pizzo mi racconta, in seguito ad una rivolta, è stata nuovamente trasferita al CIE di Modena “nel quale vige l’incomprensibile regola del divieto di utilizzo dei cellulari da parte dei trattenuti.
Quindi al momento ho perso tutti i contatti. So solo che ha iniziato uno sciopero della fame”. Per il 18 maggio è attesa la prossima udienza del processo contro Addesso, che la vede imputata anche per calunnia. Come tante nigeriane, Joy è arrivata in Italia con la promessa di un lavoro e si è poi ritrovata costretta a prostituirsi per ripagare un debito enorme. A due anni ormai dalla fuga dai suoi sfruttatori, il conto che ha dovuto saldare è stato altissimo: 42 mila euro, un padre, un fratello e una sorella uccisi. Il suo destino, qualora ritornasse in Nigeria, è prevedibile anche da chi per mestiere non fa il cartomante.
في شهر أيَّار (يوليو) عام 2009م، تعرضت فتاة نيجيرية تُدعى “جوي” - أثناء فترة احتجازها في سجن (CIE) بشارع “كوريلِّي” ـ لحادث اغتصاب من قِبَل رئيس مفتشي الشرطة “فيتُّوريو أدِّسُّو”. وبعد احتجازها لمدة شهر تمردت من أجل وضع حزمة من الإجراءات الأمنية والتي من شأنها تحديد مدة الاحتجاز لتتراوح ما بين شهرين وستة أشهر كحد أقصى. حُكِمَ على “جوي” – كأخريات – بالسجن لمدة ستة أشهر. ولكن أثناء المحاكمة، عندما طُلب منها أن تتكلم، لم تقتصر روايتها فقط على محاولة التمرد بل وجهت الاتهامات لرئيس المفتشين، الذي بدوره اتهمها بمحاولة تشويه سمعته. وتم ترحيل “جوي” لسجن “كومو”، وبعد قضاء مدة الحبس – وطبقاً للإجراءات – تم إعادة ترحيلها إلى سجن (CIE) آخر، وهو سجن “مودينا”، ثم إلى سجن “بونتيه جاليريا” بروما. ومنذ تلك اللحظة ولوقت طويل لم يعد هناك أي أثر يمكن اقتفاءه لتتبُّع “جوي”. الخبر الوحيد الذي تسرَّب هو أن “جوي” من المحتمل أن تكون أُقْصِيَت خارج البلاد في الثامن عشرة من شهر آذار (مارس). لكن هذا يبدو غريباً، فالكثير من الشائعات تتردد على صفحات الانترنت بشكل سافر، ويرجع السبب في ذلك إلى أن “جوي” - بجانب انتظارها لمحاكمة المفتش “أدِّسُّو” - قامت بتقديم طلب حماية كونها ضحية لسوء المعاملة.
بعد ذلك يأتي الخبر السار حيث أعلنت “أنَّا بريتسو”، المستشارة السابقة لمقاطعة “لاتسيو”، بأنها قابلت “جوي” في سجن “بونتيه جاليريا”، وأنها على وجه الخصوص ستبقى في إيطاليا إلى حين صدور قرار بشأن الطلب الذي قدمته للحصول على تصريح إقامة. والآن، وكما تروي لي “أنَّا بريتسو”، فقد تم ترحيل “جوي” مجدداً إثر قيامها بحركة تمرد إلى سجن (CIE) بـ”مودينا” حيث تُطَبَّق قاعدة غير مفهومة تقضي بعدم السماح للمحتجزين باستخدام الهواتف الخلوية. وبناءً عليه فقد فقدتُ في الوقت الحالي كافة وسائل الاتصال بها. كل ما أعرفه هو أنها بدأت إضراباً عن الطعام. ومن المنتظر عقد الجلسة التالية في القضية المُقّيَّدة ضدها بتهمة سب وقذف رئيس مفتشي الشرطة في الثامن عشر من شهر أيَّار (مايو).
كغيرها من النيجيريات، وصلت “جوي” إلى إيطاليا أملاً في العثور على فرصة عمل، إلا أنها وجدت نفسها بعد ذلك مضطرة لأن تعمل كفتاة ليل حتى تتمكن من سداد دين ثقيل. وبعد مرور عامين من هروبها من مستغليها، كان الثمن الذي تَوَجَّبَ عليها دفعه باهظاً للغاية: 42 ألف يورو، علاوة على مقتل أبيها وأخيها وأختها. ومصيرها، إذا ما أرادت العودة إلى نيجيريا، يستطيع أن يتوقعه حتى من لا يجيد قراءة الطالع.