Era notte inoltrata al Cairo quando Ahmed Shehata, un 23-enne di Sharqeya, è diventato l’idolo
degli egiziani in protesta sotto l’Ambasciata Israeliana, un anonimo palazzo nel sud-ovest della
città. Approfittando della fine del turno di guardia dei militari che presidiavano l’edificio, Shehata
si è introdotto nel palazzo attiguo, ed ha iniziato a scalare a mani nude i quattordici piani che lo
separavano dalla bandiera Israeliana che sventolava dal balcone dell’Ambasciata.
Una volta arrivato alla bandiera, l’ha bruciata e sostituita con quella Egiziana, tra le gli incitamenti e
le grida di supporto dei manifestanti.
Shehata ha raccolto attorno a sè l’interesse di tutta la stampa araba. I giovani, che a centinaia lo
applaudivano e lo sostenevano mentre compiva la sua impresa, hanno diffuso i suoi progressi in
tempo reale: la hashtag #flagman (questo il soprannome che si è guadagnato), alle 3:00 del mattino
europee, era la più tweetata del mondo.
Così come è salito, a mani nude, Shehata è sceso dal palazzo, e una volta messo piede a terra è
stato subito bloccato dai militari Egiziani – che sono stati però costretti a rilasciarlo sotto pressione
della folla. Una volta raggiunti i manifestanti, questi lo hanno portato in trionfo tra cori di giubilo.
L’episodio di Shehata, per quanto ignorato dalla stampa Occidentale (e da quella italiana), ha
ricevuto grande attenzione presso i media arabi, che hanno esaltato il valore simbolico dell’impresa.
In questi giorni, a seguito dell’uccisione di alcuni soldati egiziani (il numero esatto non è chiaro)
durante un raid israeliano nel Sinai, il sentimento anti-israeliano in Egitto – mai del tutto sopito - è
di nuovo esploso in maniera dirompente.
Anche ad Alessandria la bandiera del Consolato Israeliano è stata sostituita, ma da una bandiera
Palestinese.