28 febbraio 2012

A Beirut il concerto dei Wailers. Tutto venduto e decine di persone ad ascoltare il concerto all’esterno.

Aston Barrett, Elan Atias, Keith Sterling, Anthony Watson, Audley Chisholm, Chico Chin, Everald Gayle, Brady Walters, Cegee Victory, Koolant Brown.
Ma chi sono?

I Wailers, storica band di Bob Marley, ha conquistato la capitale libanese. Il 27 febbraio il gruppo si è esibito allo Starco Centre, dove un migliaio di persone si è radunato per sentirli suonare. Neanche un posto è rimasto vuoto.
Passando attraverso i classici di Bob Marley, I Wailers hanno ancora una volta saputo coniugare le parole dell’artista morto nel 1981 alla realtà politica e sociale del momento.
Non sono mancati i classici come “No woman no cry”, “Who the cap fits” e “Rebel music”, prima di passare ad una selezione di vecchi pezzi, capaci di comunicare intensi messaggi nascosti in semplici parole.
In un paese in cui essere nero può portare a violenza fisica, diffamazioni e trattamenti umilianti, forti riecheggiavano le parole e le musiche della banda. E’ proprio un gruppo di giamaicani capelloni a ricordare ad un pubblico in delirio come tutti, indipendentemente dal colore della pelle, abbiamo il diritto di alzarci e combattere per ottenere ciò che ci spetta come esseri umani e come cittadini.
In una zona in cui 17 confessioni religiose convivono da secoli, oggi schiave dei leader religioso-politici, i Walers hanno evidenziato ieri sera come tutti noi dovremmo concentrarci verso il nostro comune nemico opprimente, invece che trovare il nemico nel volto del nostro vicino. Dio è un fattore di unione, sono le strumentalizzazioni politiche a renderlo un elemento di discordia.
Tra gli ultimi pezzi della serata, le parole dell’imperatore Haile Selassie, musicate da Bob Marley nella canzone “War” del 1976 (riportata di seguito), “Exodus” e “Punky reggae party”.
A chiudere il concerto una decina di minuti di assoli dei vecchi Wailers, i compagni di Marley, ha riempito i cuori del pubblico, uscito entusiasta dall’androne dopo aver preteso un paio di bis da parte dei musicisti.
Ancora una volta: thank you, reggae.

Foto di Alessandra Fiumara

War - Bob MArley & the Wailers
Until the philosophy which hold one race superior and another inferior is finally and permanently discredited and abandoned… Everywhere is war.
That until there no longer first class and second class citizens of any nation; until the colour of a man’s skin is of no more significance than the colour of his eyes.. Me say war.
That until the basic human rights are equally guaranteed to all, without regard to race… This a war.
That until that day the dream of lasting peace, world citizenship rule of international morality will remain in but a fleeting illusion to be pursued, but never attained. Now everywhere is war.
And until the ignoble and unhappy regimes that hold our brothers in Angola, In Mozambique, South Africa, sub-human bondage have been toppled, utterly destroyed… Well, everywhere is war. Me say war.
War in the east, war in the west, war up north, war down south. War. Rumours of war.
And until that day, the African continent will not know peace. We Africans will fight, we find it necessary. And we know we shall win, as we are confident in the victory of good over evil.

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