15 aprile 2011

Caso Egitto o Caos Egitto?

التجربة المصرية أم الفوضى المصرية؟

Il “Caso Egitto” che sui media italiani ha ispirato vibranti editoriali e appassionate dirette rischia di trasformarsi in un “Caos Egitto”?
Islametro.altervsta.com
di Sharif el Sebaie
salamelik.blogspot.com

هل التجربة المصرية التي ألهمت وسائل الإعلام الإيطالية بمقالات مؤثرة وبرامج ساخنة تواجه خطر التحول إلى فوضى؟
Islametro.altervsta.com
شريف محمد السبيعي
salamelik.blogspot.com

Allo stato attuale sembrerebbe proprio di si. Se da un lato l’assalto alle sedi della Sicurezza di Stato ha pubblicamente mostrato strutture e metodi (celle, strumenti di tortura, attività di dossieraggio) la cui esistenza era nota agli egiziani da anni (bastava leggere “Palazzo Yacoubian” o vedere l’omonimo film), dall’altro ha dato il colpo di grazia all’autorevolezza del corpo della polizia in senso più lato. E in un paese dove per decenni molti problemi venivano risolti in vie “extragiudiziarie” (e cioè con la forza bruta, con il ricorso ai baltagheya - veri e propri “mercenari” - anche da parte dei privati) a causa della lentezza della giustizia e in cui i metodi poco ortodossi usati da alcuni ufficiali erano purtroppo un deterrente tristemente noto, la deligittimazione ad oltranza ed in blocco delle forze dell’ordine si è immediatamente fatta sentire.

Oggi, in Egitto, il caos supera di gran lunga quello che imperava nei primi giorni della rivoluzione perché i criminali non rispettano più la divisa: scontri confessionali con decine di vittime e distruzione di chiese, energumeni armati che si impossessano con la forza di appartamenti inabitati certi che nessuno potrà farli sloggiare, altri che assaltano i magazzini delle antichità in giro per il paese svuotandone l’intero contenuto su autocarri, tassisti che rapinano i propri passeggeri, categorie professionali che tentano di linciare i propri superiori con l’accusa di essere “Mubarakiani” (un’accusa che spesso nasconde piccole meschinità personali, e da queste parti ne sappiamo qualcosa). I criminali scorrazzano per il paese e se ne vantano, tanto da spingere il governo appena insediato a prospettare la pena capitale per chi causa la morte in seguito ad un tentativo di furto o di aggressione. Wael Ghonim - il dirigente Google diventato uno dei volti più noti dei “ragazzi di Tahrir” - moltiplica post e video sugli abusi del vecchio regime intitolandoli “Non chiedo scusa Presidente” come reazione chiaramente allarmata all’aumento esponenziale delle adesioni ai gruppi facebook pro-Mubarak come “Chiedo scusa, Presidente” oppure “Ammiratori del Presidente Mubarak” (uno di questi è schizzato da 500 a circa 77000 aderenti circa in pochissimi giorni). Ghonim si appella agli iscritti del suo profilo Facebook: “Non dobbiamo accusare chiunque sia contro la rivoluzione di essere un fedele del vecchio regime. Molti lo sono perché stanchi della mancanza di sicurezza nel paese”. Un caos che i complottisti attribuiscono alle stesse forze dell’ordine (in vendita per pochi spiccioli sui marciapiedi del Cairo ci sono molti documenti scottanti sottratti alle sedi della Sicurezza di Stato ma il rischio che molti di questi siano falsi e/o creati ad hoc per creare confusione e regolare conti sospesi è assai elevato) mentre molti altri lo attribuiscono, tout court, alla stessa rivoluzione: un rischio che avevo ampiamente presagito e che tutto annuncia fuorché un clima serenamente democratico. Ghonim aggiunge: “la maggioranza silenziosa è con noi oggi ma potrebbe essere contro di noi domani se la sicurezza non torna alle strade e se l’economia non riparte”. Un’osservazione che riassume ciò che il sottoscritto ribadisce da settimane, ormai.

Mi viene in mente un editoriale di Bilal Fadl, intellettuale dell’opposizione che scrisse alcuni anni fa: “Invitai il mio amico - quello che mi chiedeva quando saremmo diventati un paese democratico - nell’androne di un lussuoso palazzo e gli indicai una lista di nomi attaccata alla porta dell’ascensore. “Quelli”, dissi, “Sono i locatari milionari che si rifiutano di pagare le spese condominiali, col risultato che le parti comuni sono ridotte allo stato disastroso che è sotto i tuoi occhi. E se questo accade in un palazzo dove un appartamento costa milioni, ti lascio immaginare cosa succede in tutti gli altri. Quando noi egiziani riusciremo a metterci d’accordo su come gestire un condominio, forse riusciremo a gestire anche un paese democratico”.

في الوقت الراهن تبدو الإجابة نعم. إذا كان الهجوم على مقر أمن الدولة قد أظهر من ناحية المنشآت والأساليب (الزنازين، معدات التعذيب، والاحتفاظ بالملفات) التي يعرف المصريون بوجودها منذ سنوات (يكفي فقط قراءة رواية “عمارة يعقوبيان” أو مشاهدة الفيلم)، فهو قد أطلق على الجانب الآخر رصاصة الرحمة لسلطة الشرطة بكل ما تحمله الكلمة من معنى. بلدٌ يتم فيه حل العديد من المشكلات لعشرات السنين بطرق “خارجة عن نطاق القضاء” (أي باستخدام القوة الغاشمة، واللجوء للبلطجية – وهم بالفعل “المرتزقة”- حتى من قبل الأفراد) وذلك بسبب بطء العدالة، في بلدٍ أصبحت فيها، مع الأسف، الأساليب غير التقليدية المستخدمة من قبل بعض الضباط رادعاً سيء السمعة، ثم سرعان ما كُشفت أخبار الخروج عن القانون، بشكل مبالغ فيه، وعرقلة قوى الأمن.

اليوم في مصر عَمَّت الفوضى بشكلٍ كبير الأيام الأولى للثورة؛ لأن معظم المجرمين الآن لا يخشون الشرطة: مواجهات طائفية يسقط فيها الضحايا بالعشرات، وتدمير الكنائس، والقتلة المسلحين الذين يضعون أيديهم بالقوة على شقق معينة غير مأهولة لا أحد يستطيع طردهم منها. آخرون يسطون على متاحف الآثار في مختلف أنحاء البلاد ويقومون بإفراغ محتويات الشاحنات وسيارات الأجرة بعد سرقة ركابها، إضافةً إلى الفئات المهنية التي تحاول الإطاحة بمرؤسيهم متهمين إياهم بكونهم “من أنصار نظام مبارك” (وهو اتهام غالباً ما يخفي الضغائن الشخصية الصغيرة، وحول هذا هناك بعض النماذج).
المجرمون ينتشرون في جميع أنحاء البلاد في تبجح، لدرجة أن الحكومة الجديدة تضع عقوبة الإعدام لمن يتهم بالقتل بعد محاولة سرقة أو الاعتداء. وائل غنيم – مدير التسويق لشركة جوجل بالشرق الأوسط والذي أصبح أحد أشهر شباب ميدان التحرير – يعرض على صفحته على الفيس بوك العديد من الصور ومقاطع الفيديو التي تظهر انتهاكات النظام القديم واضعاً هذا العنوان: “لا أعتذر أيها الرئيس” كرد فعل على الزيادة الهائلة في شعارات مؤيدة لمجموعات الفيس بوك المناصرة لمبارك: “عذراً أيها الرئيس” أو “المعجبون بالرئيس مبارك” (إحدى هذه المجموعات قفزت من نحو 500 إلى نحو 77000 عضواً في بضعة أيام فقط). يدعو غنيم أعضاء صفحته على الفيس بوك إلى أنه: “لا ينبغي أن نتهم من هو معارض للثورة بكونه موالياً للنظام السابق، لأن هناك العديد من الأمثلة على هؤلاء ممن عانوا من غياب الأمن في البلاد”.
فوضى مستندات المؤامرة تتهم قوى الأمن نفسها (تباع المستندات بمقابل ضئيل على أرصفة القاهرة والبعض منها مسروق أثناء حرق مكاتب أمن الدولة، ولكن الخطير في الأمر هو أن العديد من هذه المستندات غير صحيحة و/ أو معمولة خصيصاً لخلق البلبلة وعدد هذه المستندات كبير جداً) والبعض الآخر يعزو كثيراً من ذلك إلى الثورة: إنه خطر قد تنبأت به والذي قد يأخذ شكل المناخ الديمقراطي. ويضيف غنيم: “إن الأغلبية الصامتة هي معنا اليوم ولكنها قد تكون ضدنا غداً إذا لم يعُد الأمن للشارع وإذا لم يتعاف الاقتصاد”.

ملاحظة تلخص ما يؤكد عليه الكاتب منذ أسابيع: أتذكر افتتاحية بقلم بلال فضل، أحد مفكري المعارضة كتب منذ بضع سنوات: “دعوت صديقي – والذي كان دائماً ما يسألني متى سنصبح دولة ديمقراطية - في بهو عمارة فاخرة وأشرت إلى قائمة أسماء معلقة على باب المصعد. وقلت له: “هؤلاء هم المستأجرين من أصحاب الملايين الذين يرفضون دفع نفقات للعقار، ونتيجة لذلك يتم تخفيض قيمة الخدمات العامة الخاصة بالعقار إلى حالة يرثى لها، كما ترى. وإذا كان هذا يحدث في العمارة حيث تصل تكلفة الشقة فيها إلى حد الملايين، فلك أن تتخيل ما يحدث في البقية. عندما نكون نحن المصريون قادرون على الإتفاق بشأن كيفية إدارة مبنى سكني، ربما نستطيع إدارة بلد ديمقراطي”.

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