15 febbraio 2011

Egitto: se ne è andata la dittatura, o solo il dittatore?

مصر: رحيل الدكتاتورية، أم فقط الدكتاتور؟

di Simba Russeau - www.simbarusseau.com
L’energia festaiola continua per le strade egiziane da diversi giorni, dopo le dimissioni dell’ex storico presidente egiziano Hosni Mubarak.
Rimane tuttavia aperta una domanda importante: i militari stanno prendendo parte al gioco politico o hanno davvero ascoltato le voci che hanno occupato le strade egiziane per quasi tre settimane?

بقلم: سيمبا روسُّو
www.simbarusseau.com

منذ أيام وشوارع مصر تملئها فرحة عارمة واحتفالات صاخبة بعد تنحي الرئيس المصري – التاريخي – السابق حسني مبارك. لكن يبقى سؤال مهم: هل يحاول العسكريون الآن إقحام أنفسهم داخل اللعبة السياسية أم أن ما يقومون به الآن هو مجرد ترجمة طبيعية لتلبيتهم لنداء ملايين الشعب المصري التي احتلت – على مدار ثلاثة أسابيع – الشوارع المصرية؟

Venerdì scorso [11 febbraio], i dimostranti pro-democrazia hanno iniziato ad organizzare sit-in nei pressi della stazione della tv di Stato e al palazzo presidenziale, nonostante una pesante presenza militare. All’inizio della giornata i militari hanno annunciato una importante comunicazione a breve.
Parlando con alcuni dei manifestanti un soldato ha detto, “le vostre richieste oggi verranno realizzate.”
Quando il sole ha cominciato a tramontare si sentiva battere su qualsiasi materiale che la gente riusciva a trovare nelle vicinanze e il suono dei clacson delle automobili in giubilo. Bandiere egiziane sventolavano da ogni auto, come se l’Egitto avesse vinto la coppa del mondo.

In realtà, era la notizia che la trentennale dittatura militare di Mubarak era giunta alla termine. Non da tutti però la notizia è stata accolta con entusiasmo.

“La maggior parte degli anziani, come me, crede che avremmo dovuto lasciare rimanere Mubarak fino alla fine del suo regno. Nessuno è davvero in grado di governare il Paese in questo momento e se rovesciamo il capo, facciamo cadere tutti quelli che seguono. Io sono per la stabilità, e questa si ottiene solo con la sicurezza “, mi dice Rania. “Detto ciò, sono egiziana e ti dico che a tutti ora interessano le riforme, piuttosto che una figura da seguire. Non sono però d’accordo con l’idea di rovesciare il Presidente in questo modo.”

Incamminandoci per le strade, vediamo un portiere festeggiare con due dei suoi amici e urlare, “la visione dei giovani egiziani è la speranza per questo grande Paese!”

“Con Mubarak al potere ci stavano accusando della caduta dell’economia, trattenendo i salari e creando instabilità”, dice Lobna. “Ora siamo noi la speranza del paese”.

Dirigendoci verso Tahrir Square abbiamo visto alcuni poliziotti festeggiare, mentre altri avevano sguardi preoccupati. Abbiamo ballato lungo il ponte verso la piazza, dove in migliaia si erano già raccolti e altri vi si riversavano da ogni lato.
Cercando di farci strada tra la folla ci siamo imbattuti in canti, balli, abbracci, congratulazioni, risa e pianti al cielo e ad un tratto, i fuochi d’artificio.

“In quanto giovani egiziani, abbiamo molto lavoro davanti a noi” aggiunge Sharif.

Canti da Tahrir Square “Noi siamo i giovani di Internet, siamo i giovani della libertà “.

I diciotto giorni di brutalità della polizia, le manifestazioni di massa a livello nazionale e gli innumerevoli discorsi politici hanno portato a questa notte, in cui in ogni strada egiziana si è ballato a seguito della notizia che il potere era stato consegnato al Consiglio Supremo delle Forze Armate.

“Conosco la realtà militare e i pericolosi trucchi che potrebbero essere in gioco, ma stasera si festeggia”, dice Fatma. “Tutta la mia vita ho conosciuto un solo presidente. Voglio godermi ogni momento di libertà. “

La dittatura è sparita, o solo il dittatore?

“Siamo preoccupati nel sapere che l’esercito sta prendendo il controllo. Per ora si tratta di un modo sicuro per uscire dalla situazione, ma speriamo che nei mesi avrà luogo una vera transizione democratica”, dice Jihan.

“Mi auguro che l’esercito sia consapevole che un governo civile, piuttosto che un governo militare, è quello che la gente vuole. Il presidente Mubarak era un comandante militare e governava il paese preoccupandosi per la sicurezza piuttosto che guardare le questioni di fondo che riguardano strettamente gli egiziani. Sono entusiasta alla notizia che Mubarak si dimetterà, ma sono preoccupato che un regime analogo possa prendere il sopravvento.”

Forse, dopo che la sensazione di euforia svanirà, i manifestanti anti-regime analizzeranno le accuse degli attivisti sui diritti umani che capiranno se l’esercito è stato in realtà dietro le quinte, coinvolto nei rapimenti e nelle torture dei martiri della rivolta, come afferma il Guardian post:

Uno degli uomini detenuti da parte dell’esercito era Ashraf, di 23 anni. Egli è stato arrestato lo scorso Venerdì sul bordo di Tahrir Square mentre portava una scatola di materiale sanitario destinato a una delle cliniche di fortuna aperte per il trattamento dei manifestanti attaccati da forze pro-Mubarak….

Ashraf è stato trascinato in un avamposto militare improvvisato, dove gli sono state legate le mani dietro la schiena ed è stato picchiato, prima di essere spostato in una zona sotto il controllo militare sul retro del museo.

“Mi hanno messo in una stanza. Un ufficiale è venuto e mi ha chiesto chi mi pagava per mettermi contro il governo. Quando ho detto che volevo un governo migliore, mi ha colpito sulla testa e sono caduta a terra. Poi i soldati hanno iniziato a calciarmi. Uno di loro mi ha tirato calci tra le gambe…”, ha detto Ashraf. “Tirando fuori una baionetta hanno minacciato di stuprarmici. Poi la agitarono tra le mie gambe. Hanno detto che avrei potuto morire lì o avrei potuto sparire in prigione e nessuno lo avrebbe mai saputo. La tortura è stata dolorosa, ma l’idea di scomparire in una prigione militare è stata veramente spaventosa”…

“Abbiamo bisogno di capire che cosa stia facendo esattamente l’attuale regime. Mubarak è fuori dal quadro da una prospettiva di potere. In realtà non è necessario che sia il presidente a prendere decisioni. Si stanno posizionando per riprendere il pieno controllo della gestione del paese “, aggiunge Mustafa.

الجمعة السابقة (التي كانت توافق 11 فبراير)، بدأ المتظاهرون – مؤيدوا الديمقراطية – إعادة تنظيم أنفسهم والتجمع حول مبنى التليفزيون التابع للدولة، وكذلك حول القصر الرئاسي، بالرغم من الانتشار المكثف لقوات الجيش. وفي مستهل اليوم، أعلن الجيش بياناً قصيراً هاماً.

قال أحد الجنود متحدثاً لأحد المتظاهرين: “ستحقق مطالبكم اليوم”.

وعندما بدأت الشمس في المغيب، كان الناس يخبطون على أي شيء يجدونه أمامهم، وعلت أصوات أبواق السيارات ابتهاجاً، ورفرفت الأعلام المصرية خارج كل سيارة، كما لو أن مصر قد فازت بكأس العالم.

حقيقةً، كان الخبر بمثابة إعلان عن نهاية ثلاثين عاماً من الدكتاتورية العسكرية التي كان يحكم بها مبارك الشعب المصري. إلا أن الخبر لم يلق حماس الجميع.

“أغلب كبار السن – مثلي – يعتقدون أنه كان من الأفضل إبقاء مبارك في الحكم إلى نهاية الفترة الرئاسية الحالية. لا أحد بإمكانه قيادة البلاد في الوقت الحالي، وسقوط القمة تعني سقوط كل شيء تحتها. أنا أؤيد الاستقرار، ولا يمكن تحقيق الاستقرار إلا بتوفير الأمن والأمان” – هكذا تقول رانيا. “أما وقد قلت ذلك، فأنا مصرية، وأقول لك أن الجميع الآن مهتم بإحداث إصلاحات ملموسة أكثر من اهتمامهم باختيار شخصاً بعينه واتباعه. أنا لست مؤيدة للطريقة التي أسقطوا بها الرئيس”.

أثناء تجولنا في الشوارع، بإمكاننا رؤية بواباً يحتفل مع صديقين له ويصرخ: “رؤية الشباب المصري هو أمل هذا البلد العظيم”.

“أثناء حكم مبارك، دائماً ما كانوا يتهموننا بالتسبب في انهيار اقتصاد الدولة، وبالتالي يقومون بخفض الرواتب، مما يخلق حالة من عدم الاستقرار”، هكذا تقول لبنى. “نحن الآن أمل الوطن”.

أثناء توجهنا لميدان التحرير، رأينا بعض رجال الشرطة يحتفلون، بينما كان هناك منهم من تعتليه نظرات الفزع. رقصنا على الكوبري المؤدي إلى الميدان، حيث كان الآلاف محتشدين، وآخرون كانوا آخذين في التوافد إلى قلب الميدان.

وأثناء محاولتنا الدخول وسط حشود المتظاهرين، رأينا غناء ورقص وعناق وتهاني وابتسامات ودموع صوب السماء، وفجأةً انطلقت الألعاب النارية.

“باعتبارنا شباب مصر، لدينا الكثير من العمل الذي يتعين علينا أن ننجزه”، هكذا يضيف شريف.

أغاني من ميدان التحرير “نحن شباب الإنترنت، نحن شباب الحرية”.

الثمانية عشر يوماً التي شهدت وحشية قوات الشرطة، والمظاهرات الحاشدة على المستوى المحلي، والحوارات السياسية التي لا تنتهي، كل هذا أوصلنا إلى هذه الليلة، التي رقص فيها الشعب المصري في كل شوارع البلاد عقب سماعهم خبر انتقال السلطة إلى المجلس الأعلى للقوات المسلحة.

“أعرف المؤسسة العسكرية، وأدرك الحيل التي من الممكن استخدامها داخل اللعبة، لكن دعونا نحتفل بهذه الليلة”، هكذا تقول فاطمة. “عرفت طوال حياتي رئيساً واحداً للجمهورية. أريد أن أعيش كل لحظة من الحرية”.

هل اختفت الدكتاتورية بكاملها، أم أن ما حدث هو مجرد اختفاء لدكتاتور؟
نحن قلقين بعد سماعنا نبأ أن الجيش قد تولى مقاليد الحكم. ندرك أن هذه خطوة لابد منها للخروج من الأزمة الحالية، لكن نأمل أن يحدث – خلال أشهر – تحولاً حقيقيًّا نحو الديمقراطية”، هكذا تقول جيلان.

“أأمل أن يدرك الجيش المصري أن ما يريده الناس هو حكومة مدنية، وليس حكومة عسكرية. الرئيس مبارك كان حاكماً عسكريًّا، وكان – أثناء حكمه لمصر – يهتم بتحقيق الأمن والأمان أكثر من الاهتمام بالقضايا الأساسية التي تمس المصريين بشكلٍ كبير. أنا سعيد لسماعي خبر تنحي مبارك، لكن أخشى أن يحكم مصر نظاماً جديداً مشابهاً لنظام مبارك”.

من المحتمل أن يقوم المتظاهرون المناهضون لنظام الحكم – بعد زوال الشعور بالنشوة – بتحليل إدعاءات نشطاء حقوق الإنسان التي تؤكد أن الجيش – في حقيقة الأمر – قد تورط – خلف الكواليس – في اختطاف وتعذيب شهداء الثورة، كما تؤكد الـ “Guardian post”:

أشرف – والذي يبلغ من العمر 23 عاماً - هو أحد الأشخاص الذين تم احتجازهم من قِبَلْ الجيش. تم إلقاء القبض عليه يوم الجمعة السابق من إحدى المناطق المحيطة بميدان التحرير بينما كان يحمل حقيبة بها بعض المستلزمات الطبية لتوصيلها إلى إحدى العيادات التي تم تشكيلها في ميدان التحرير لعلاج المتظاهرين الذين يهاجموا من قِبَلْ مؤيدي مبارك ..

تم سحب أشرف إلى إحدى القواعد العسكرية المؤقتة، حيث تم تكبيل يديه خلف ظهره، وتم ضربه، وذلك قبل أن يتم نقله إلى منطقة أخرى تخضع لسيطرة الجيش عند الجزء الخلفي للمتحف.

“وضعوني داخل غرفة. جاء أحد ضباط الجيش، وسألني عمن يدفع لي الأموال كي أهاجم الحكومة. وعندما قلت أنني أرغب في حكومة أفضل، ضربني على رأسي وسقطت أرضاً. عندئذٍ، شرع الجنود في ركلي بقوة، وأخذ أحدهم يركلني بين فخذي ..”، هكذا قال أشرف. “أخرجوا خناجر، وحاولوا - مهددينني – هتك عرضي. وأخذوا يستثيرونني في منطقة ما بين فخذي. وقالوا أنه كان من الممكن أن أموت هناك أو أختفي داخل السجن، وما كان لأحدٍ أن يتمكن من معرفة أي شيء عن ذلك. كان التعذيب قاسياً، لكن فكرة الاختفاء داخل سجن عسكري كانت مخيفة حقًّا”..

“نحن بحاجة لأن نفهم ما يقوم به - بالضبط – النظام الحالي. مبارك خارج الصورة من وجهة نظر السلطة. في الواقع ليس ضروريًّا أن يكون رئيس الجمهورية هو وحده صاحب القرار. يتم الآن إعادة النظر في الكثير من الأمور من أجل استرداد القدرة على إدارة اليلاد”، هكذا أضاف مصطفى.

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