25 aprile 2011

Il decimo giorno della tigre

النمور في اليوم العاشر

Zakariya Tamir, 1978.
Riproposto da Letture Arabe.
Fonte: islametro

زكريا تامر, 1978.
المصدر: islametro

La foresta sfumava in lontananza per la tigre prigioniera nella gabbia; non poteva dimenticarla e guardava con rabbia gli uomini che circondavano la sua gabbia e i loro occhi, privi di timore, che la fissavano con curiosità. Uno di loro parlò con voce calma, ma con tono di comando. “Se volete veramente imparare il mio mestiere, il mestiere di domatore, non dovete mai dimenticare che lo stomaco del vostro avversario è il vostro obiettivo principale e vedrete che questo mestiere è facile e difficile a un tempo. Osservate ora questa tigre arrogante, altera, orgogliosa della sua libertà, della sua forza e della sua calma, perché essa cambierà e diventerà docile, mite, ubbidiente come un bimbo piccolo; osservate ciò che accadrà tra chi possiede il cibo e chi no, imparate!”. Gli uomini si affrettarono a rispondere che sarebbero stati allievi diligenti per il mestiere di domatore, il domatore sorrise allegramente poi si rivolse alla tigre chiedendo con voce melliflua: “Come sta il nostro caro ospite?”

La tigre disse: “Portami del cibo senza indugio è l’ora del mio pasto”.

Il domatore sorrise con falso stupore: “Mi dai degli ordini mentre sei mia prigioniera? Sei una tigre buffa! Sii conspevole che io sono il solo qui che ha il diritto di dare ordini”.

La tigre replicò: “Nessuno da ordini alle tigri”.

Il domatore disse: “Ma adesso non sei una tigre, sei una tigre nella foresta, in gabbia sei solo una schiava che obbedisce agli ordini e fa quello che io desidero”.

Impulsivamente la tigre rispose: “Non sarò schiava di nessuno”.

“Sei obbligata a obbedirmi, perché io possiedo il cibo”.

“Non voglio il tuo cibo”.

Il domatore continuò: “Allora resta affamata, come desideri, non ti obbligo. Fa quello che vuoi”. E aggiunse, rivolto ai suoi allievi: “Vedrete come cambierà; l’orgoglio non riempie uno stomaco affamato”.

La tigre aveva fame, ricordava con tristezza i giorni in cui era libera come il vento, senza catene, quando attaccava la sua preda.

Il secondo giorno il domatore e i suoi allievi si avvicinarono alla gabbia della tigre e il domatore disse: “Sei affamata? Certamente sei affamata, la fame ti tormenta e ti fa soffrire. Di che sei affamata e otterrai la carne che desideri da me”.

La tigre rimase in silenzio e il domatore aggiunse: “Fa’ quello che dico e non irritarti. so che sei affamata, saziati subito.”

La tigre disse: “Sono affamata”.

Il domatore rise e disse ai suoi allievi: “Ormai è in trappola”. Diede ordini e alla tigre venne portata carne in abbondanza.

Il terzo giorno il domatore disse lla tigre: “Se vuoi mangiare, oggi devi fare quello che ti chiederò”.

La tigre rispose: “Non ti ubbidirò”.

L’uomo disse: “Non essere impulsiva! La mia richiesta è molto semplice. Tu adesso stai misurando la gabbia avanti e indietro, quando ti dirò ‘fermati’, ti devi fermare”.

La tigre pensò: “È proprio una richiesta sempice; non è obbligatorio essere così ostinata, e poi ho fame”.

Il domatore diede l’ordine in tono tranquillo: “Fermati”.

La tigre si immobilizzò subito e il domatore disse con voce allegra: “Sei stata brava”.

La tigre fu molto contenta e mangiò con voracità mentre il domatore diceva ai suoi allievi: “Fra qualche giorno diventerà una tigre di carta”.

Il quarto giorno la tigre disse al domatore: “Ho fame, ordinami di fermarmi”.

L’uomo disse ai suoi allievi: “Ecco che comincia ad amare i miei ordini”.

Disse poi alla tigre: “Oggi non mangerai se non imiterai il miagolio dei gatti”: La tigre represse la collera e pensò: “Se miagolo come un gatto mi divertirò”.

E imitò quindi il miagolio dei gatti, ma il domatore corrugò la fronte e disse con disapprovazione: “Il tuo miagolio è proprio brutto. Hai pensato che un ruggito fosse un miagolio”.

Allora la tigre imitò nuovamente il miagolio dei gatti, ma il domatore continuava a essere accigliato e le disse di tacere: “Zitta, zitta. La tua imitazione continua a essere un fallimento; oggi lascerò che ti alleni a miagolare e domani ti sottoporrò a una prova; se avrai buon esito mangerai, mentre se non riuscirai non mangerai”. Il domatore si allontanò dalla gabbia della tigre camminando a passi lenti e i suoi alliei lo seguirono mentre bisbigliavano ridacchiando. La tigre rivolse un richiamo alle foreste con umiltà, ma queste erano lontane.

Il quinto giorno il domatore disse alla tigre: “Forza! Se imiterai con successo il miagolio dei gatti otterrai un pezzo di carne abbondante”.

La tigre imitò il miagolio dei gatti e il domatore applaudì con gioia: “Sei formidabile, miagoli come un gatto in calore”. E le lanciò un grande pezzo di carne.

Il sesto giorno il domatore non si avvicinò alla tigre, allora essa si affrettò a imitare il miagolio dei gatti ma il domatore rimase immobile, aggrottando le sopracciglia. Le tigre disse: “Ecco, ho imitato il miagolio dei gatti”.

Il domatore disse: “Imita il raglio dell’asino”.

“Sono la tigre che tutti gli animali della foresta temono e devo imitare l’asino?” Piuttosto che eseguire questo ordine, morirò”.

Il domatore si allontanò dalla gabbia della tigre senza profferire parola.

Il settimo giorno il domatore si avvicinò alla gabbia della tigre sorridente e tranquillo. Le disse: “Non vuoi mangiare?”

“Voglio mangiare”.

“La carne che mangerai ha un prezzo, raglia e otterrai il cibo”.

La tigre tentò di ricordare la foresta, a non vi riuscì; chiudendo gli occhi emise un ruggito e il domatore disse: “Il tuo ruggito non avrà alcun risultato; tuttavia, per compassione, ti darò un pezzo di carne”.

L’ottavo giorno il domatore disse alla tigre: “Reciterò l’introduzione di un comizio, e, quando avrò finito, applaudirai con ammirazione”.

“Applaudirò” replicò la tigre.

Il domatore comiciò quindi a recitare il comizio dicendo. “Cittadini… In numerose occasioni precedenti abbiamo chiarito la nostra posizione riguardo a tutte le questioni relative alla sicurezza nazionale e questa posizione inflessibile e chiara non cambierà, anche se forze ostili cospirano contro di noi… Con la fede trionferemo”.

La tigre disse. “Non ho capito cosa hai detto”.

Il domatore replicò: “Devi provare amirazione per tutto ciò che dico e applaudire approvando”.

“Scusa, sono ignorante e analfabeta. Il tuo linguaggio è elevato, applaudirò come desideri”. Quindi applaudì.

A questo punto il domatore le disse: “Non mi piacciono l’ipocrisia e gli ipocriti. Oggi ti priverò del cibo per punizione”.

Il nono giorno il domatore arrivò portando con sé una balla di fieno, la presentò alla tigre e le disse: “Mangia”.

L’animale rispose: “Cos’è questa? Io sono carnivora”.

“Da oggi in poi non mangerai altro che fieno”.

E quando la tigre fu aggredita dai morsi della fame provò a mangiare il fieno, ma il suo sapore le repelleva e lo allontanò disgustata. Tuttavia vi tornò una seconda volta e a poco a poco cominciò a tollerarne il sapore.

E il decimo giorno sparirono il domatore e i suoi allievi, la tigre e la gabbia: la tigre divenne un cittadino e la gabbia una città.

tradotto da J. Guardi, R. Arosio, M. Di Stefano, A. Memmo, E. Pretali e M. Zilioli

رحلت الغابات بعيداً عن النمر السجين في قفص، ولكنه لم يستطع نسيانه، وحدق غاضباً إلى رجال يتحلقون حول قفصه وأعينهم تتأمله بفضول ودونما خوف وكان أحدهم يتكلم بصوت هادئ ذي نبرة آمرة: إذا أردتم حقاً أن تتعلموا مهنتي، مهنة الترويض، عليكم ألا تنسوا في أي لحظة أن معدة خصمكم هدفكم الأول، وسترون أنها مهمة صعبة وسهلة في آن واحد.

انظروا الآن إلى هذا النمر: إنه نمر شرس متعجرف، شديد الفخر بحريته وقوته وبطشه، ولكنه سيتغير ويصبح وديعاً ومطيعاً كطفل صغير.. فراقبوا ما سيجري بين من يملك الطعام وبين من لا يملكه، وتعلموا.

فبادر الرجال إلى القول إنهم سيكونون التلاميذ المخلصين لمهنة الترويض.

فابتسم المروض مبتهجا، ثم خاطب النمر متسائلا بلهجة ساخرة: كيف حال ضيفنا العزيز؟ قال النمر: أحضر لي ما آكله، فقد حان وقت طعامي.

فقال المروض بدهشة مصطنعة: أتأمرني وأنت سجيني؟ يالك من نمر مضحك!! عليك أن تدرك أني الوحيد الذي يحق له هنا إصدار الأوامر. قال النمر: لا أحد يأمر النمور.

قال المروض: ولكنك الآن لست نمراً.

أنت في الغابات نمر.

وقد صرت في القفص، فأنت الآن مجرد عبد تمتثل للأوامر وتفعل ما أشاء.

قال النمر بنزق: لن أكون عبداً لأحد.

قال المروض: أنت مرغم على إطاعتي؛ لأني أنا الذي أملك الطعام.

قال النمر: لا أريد طعامك.

قال المروض: إذن جع كما تشاء، فلن أرغمك على فعل ما لا ترغب فيه.

وأضاف مخاطباً تلاميذه: سترون كيف سيتبدل؛ فالرأس المرفوع لا يشبع معدة جائعة.

وجاع النمر، وتذكر بأسى أيامًا كان فيها ينطلق كريح دون قيود مطارداً فرائسه.

وفي اليوم الثاني أحاط المروض وتلاميذه بقفص النمر، وقال المروض: ألست جائعاً؟ أنت بالتأكيد جائع جوعاً يعذب ويؤلم.. قل إنك جائع فتحصل على ما تبغي من اللحم.

ظل النمر ساكتاً، فقال المروض له: افعل ما أقول ولا تكن أحمق.

اعترف بأنك جائع فتشبع فوراً.

قال النمر: أنا جائع.

فضحك المروض وقال لتلاميذه :ها هو ذا قد سقط في فخ لن ينجو منه.

وأصدر أوامره، فظفر النمر بلحم كثير.

وفي اليوم الثالث قال المروض للنمر: إذا أردت اليوم أن تنال طعاماً، فنفذ ما سأطلب منك.

قال النمر: لن أطيعك.

قال المروض: لا تكن متسرعاً، فطلبي بسيط جداً .

أنت الآن تحوم في قفصك، وحين أقول لك: قف، فعليك أن تقف.

قال النمر لنفسه: إنه فعلاً طلب تافه، ولا يستحق أن أكون عنيداً وأجوع.

وصاح المروض بلهجة قاسية آمرة: قف.

فتجمد النمر تواً، وقال المروض بصوت مرح: أحسنت.

فسر النمر، وأكل بنهم، بينما كان المروض يقول لتلاميذه: سيصبح بعد أيام نمراً من ورق.

وفي اليوم الرابع، قال النمر للمروض: أنا جائع فاطلب مني أن أقف.

فقال المروض لتلاميذه: ها هو ذا قد بدأ يحب أوامري.

ثم تابع موجهاً كلامه إلى النمر: لن تأكل اليوم إلا إذا قلدت مواء القطط.

وقلد مواء القطط، فعبس المروض، وقال باستنكار: تقليدك فاشل.

هل تعد الزمجرة مواء. فقلد النمر ثانية مواء القطط، ولكن المروض ظل متهجم الوجه، وقال بازدراء: اسكت.. اسكت.. تقليدك ما زال فاشلاً.

سأتركك اليوم تتدرب على مواء القطط، وغداً سأمتحنك.

فإذا نجحت أكلت أما إذا لم تنجح فلن تأكل. وابتعد المروض عن قفص النمر وهو يمشي بخطى متباطئة، وتبعه تلاميذه وهم يتهامسون متضاحكين.

ونادى النمر الغابات بضراعة، ولكنها كانت نائية.

وفي اليوم الخامس، قال المروض للنمر: هيا، إذا قلدت مواء القطط بنجاح نلت قطعة كبيرة من اللحم الطازج.

قلد النمر مواء القطط، فصفق المروض، وقال بغبطة: عظيم! أنت تموء كقط في شباط.

ورمى إليه بقطعة كبيرة من اللحم.

وفي اليوم السادس، وما إن اقترب المروض من النمر حتى سارع النمر إلى تقليد مواء القطط، ولكن المروض ظل واجمًا مقطب الجبين، فقال النمر: ها أنا قد قلدت مواء القطط.

قال المروض: قلد نهيق الحمار.

قال النمر باستياء: أنا النمر الذي تخشاه حيوانات الغابات، أُقلد الحمار؟ سأموت ولن أنفذ طلبك!

فابتعد المروض عن قفص النمر دون أن يتفوه بكلمة.

وفي اليوم السابع، أقبل المروض نحو قفص النمر باسم الوجه وديعا، وقال للنمر: ألا تريد أن تأكل؟

قال النمر: أُريد أن آكل.

قال المروض: اللحم الذي ستأكله له ثمن، انهق كالحمار تحصل على الطعام.

فحاول النمر أن يتذكر الغابات، فأخفق، واندفع ينهق مغمض العينين، فقال المروض: نهيقك ليس ناجحاً، ولكني سأعطيك قطعة من اللحم إشفاقاً عليك.

وفي اليوم الثامن، قال المروض: سألقي مطلع خطبة، وحين سأنتهي صفق إعجاباً.

قال النمر: سأصفق.

فابتدأ المروض إلقاء خطبته، فقال: “أيها المواطنون.. سبق لنا في مناسبات عديدة أن أوضحنا موقفنا من كل القضايا المصيرية، وهذا الموقف الحازم الصريح لن يتبدل مهما تآمرت القوى المعادية، وبالإيمان سننتصر” .

قال النمر: لم أفهم ما قلت.

قال المروض: عليك أن تعجب بكل ما أقول، وأن تصفق إعجاباً به.

قال النمر: سامحني أنا جاهل أُميٌّ وكلامك رائع وسأصفق كما تبغي.

وصفق النمر فقال المروض: أنا لا أحب النفاق والمنافقين ستحرم اليوم من الطعام عقاباً لك. وفي اليوم التاسع جاء المروض حاملاً حزمة من الحشائش، وألقى بها للنمر، وقال: كل، قال النمر: ما هذا؟ أنا من آكلي اللحوم.

قال المروض: منذ اليوم لن تأكل سوى الحشائش.

ولما اشتد جوع النمر حاول أن يأكل الحشائش فصدمه طعمها، وابتعد عنها مشمئزاً، ولكنه عاد إليها ثانية، وابتدأ يستسيغ طعمها رويداً رويداً.

وفي اليوم العاشر اختفى المروض وتلاميذه والنمر والقفص؛ فصار النمر مواطناً، والقفص مدينة.

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