23 aprile 2012

Genova è un intreccio di esistenze provenienti dai quattro angoli del pianeta, che si ritrovano qui, ai bordi del mare italiano e costruiscono, giorno dopo giorno, una città che assomiglia sempre più al mondo che sta fuori, al di là della Liguria, al di là dell’Italia.

  • “Ehi, scendo un attimo dal fruttivendolo sotto casa, così alleno anche un po’ il mio arabo … è marocchino, di Khouribga.”
  • “Sei passata dal fotografo a ritirare le stampe? … Ti ha parlato dell’Ecuador? … Sì, lo sapevo, abitava sulla costa, a Guayaquil. Sono anni che ormai vive a Genova.”
  • “Hai chiamato Moise? Aspettava la risposta per quest’estate, dobbiamo decidere se andare o meno a trovarlo in Romania!”

Genova è un intreccio di esistenze provenienti dai quattro angoli del pianeta, che si ritrovano qui, ai bordi del mare italiano e costruiscono, giorno dopo giorno, una città che assomiglia sempre più al mondo che sta fuori, al di là della Liguria, al di là dell’Italia.

Cammini per il centro storico e, a volte, ti domandi dove sei; se passeggiando in realtà non si stia facendo un viaggio in un paese, in un continente differente. Già di per sé i carruggi possono ricordare una medina mediterranea, un suq disorientante: la suggestione può far pensare di essere davvero in Marocco. A Genova Sampierdarena invece, andando verso Ponente, e a Lagaccio, dietro la stazione di Piazza Principe, l’America Latina regna, tra canti provenienti dalle Chiese evangeliche e le canciones latinas ad alto volume dei cellulari. Una cosa mi sembra certa: poche città in Italia sono così vissute nella loro quotidianità dai cittadini di origine straniera come Genova, l’integrazione 24h/24h è, almeno in apparenza e per fortuna, palese, negozio dopo negozio, bar dopo bar, Salamaleikum dopo Hòla Parse .

Del resto, come si dice, un destino a volte è scritto in un nome: l’antico nome della Superba Città era probabilmente Xenoa, città degli stranieri; nome che i Ligures, abitanti delle colline sovrastanti la baia, hanno, ai loro tempi, affibbiato all’insediamento dei nuovi venuti via mare.

A Genova vivono poco più di 50.000 cittadini di origine straniera, l’8,3% del totale degli abitanti della città , il 50 % del totale dell’intera regione (secondo gli ultimi dati trasmessi da Caritas/Migrantes per il 2011 ). Il gruppo più numeroso, che ha scelto Genova come propria città d’adozione in Italia, è rappresentato dagli immigrati ecuadoriani: un caso unico in Italia, visto che circa ¼ degli ecuadoriani (22.000 persone) presenti nella Penisola vivono proprio qui, a Genova. Seguono gli albanesi (quasi 21.000 presenze), i cittadini provenienti dalla Romania (15.000), i marocchini (quasi 13.000 persone) e i peruviani (4.600).

I liguri, è risaputo, sono poco propensi a generare figli e Genova molto spesso è definita “una città di vecchi”. I cittadini immigrati sembrano curiosamente essersi adattati a questa situazione tant’è che le statistiche riportate nel Rapporto Caritas/Migrantes evidenziano una minor incidenza della componente minorile straniera rispetto alle altre zone d’Italia: i minori stranieri sono infatti il 20,6% della popolazione straniera totale, contro il 22,0% del dato nazionale. Più alta invece, rispetto alla statistica nazionale, è il numero degli over 65. In Liguria gli immigrati arrivano, crescono e invecchiano, decidendo quindi di risiedervi stabilmente e definitivamente.

Questa scelta di stanzialità ha avuto delle ripercussioni importanti sul numero di iscrizioni di bambini di origine straniera nei cicli della scuola primaria: rispetto all’anno scolastico 2009/2010 i bimbi iscritti alle scuole elementari sono aumentati quasi del 30%, segno del peso sempre più incidente di quelle che alcuni chiamano seconde generazioni. Del resto, la percentuale di minori immigrati che frequentano la scuola in Liguria è alta, in tutti i gradi: gli studenti stranieri delle superiori (9,4%) sono quasi il doppio del dato nazionale (5,8%). Meno minori quindi, ma che cercano di inserirsi in maniera più stabile nel tessuto sociale regionale.

Del resto, non mi serve andare lontano per osservare questa Genova dalle mille provenienze e dalle mille storie. Nel mio palazzo vivono da anni cittadini provenienti dall’Italia, dal Marocco, dalla Cina, dall’Ecuador e dalle Filippine. E finora non si è ancora verificato l’ormai celebre “scontro di civiltà” nel piccolo ascensore che tutti noi condividiamo.

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