La questione dell’hijab è sulla bocca di tutti; chi lo difende e chi lo condanna senza remore come responsabile principale della perdita dell’identità culturale europea e cristiana . Quale è la situazione in Italia? E in Francia?
La questione del velo portato da alcune donne musulmane è un argomento sulla bocca di tutti, anche di quegli italiani che non hanno mai avuto a che fare con l’islam e non hanno mai conosciuto un musulmano. Le restrizioni desiderate in Italia vanno di pari passo con la situazione francese.
Dal 2004 in Francia, una legge vieta di coprirsi il capo nei luoghi pubblici, in seguito al caso di quelle due studentesse, che nel 2003 si rifiutarono di togliere il velo in classe, nonostante la richiesta dei docenti. Nei primi due anni di applicazione di tale legge, ciò ha portato all’espulsione di 44 studentesse musulmane. Queste cifre ci fanno capire come non siano i numeri a creare un problema (parliamo dello 0.000072% della popolazione), ma il fatto che stiamo parlando di Islam.
Il problema deriva da una inspiegabile paura di perdere la l’identità cristiana della maggioranza dei francesi: non ci sono, infatti, casi di espulsione di sikh con il turbante o di ebrei con la kippah. In Italia la questione è iniziata nel 1999 quando a Torino ci fu una manifestazione di donne musulmane a causa del rifiuto delle autorità di accettare le loro foto con il velo sul documento. La stampa disse che queste donne erano tutte manovrate dalla volontà maschile integralista. Nel 2001 un conducente di autobus bolognese non permise ad una donna velata di salire sul suo mezzo, nel 2004 a Ivrea non è stato permesso ad una signora marocchina di fare uno stage in un asilo nido perchè spaventava i bambini, nel 2008 una turista musulmana non venne fatta entrare in un museo a Venezia, nel ‘09 i tristi episodi di intolleranza durante l’Aid a Milano.
Ci chiediamo se, in alcuni casi, tutto questo parlare di velo non serva a mascherare altri problemi, più gravi. Ad esempio: nel 2003 ad Ofena (L’Aquila) un giudice prescrisse di togliere il crocifisso in una classe frequentata da alcuni studenti musulmani. L’insegnante, invece che togliere il crocifisso, decise di appendere una sura del Corano. La Lega Nord, seguita da molti partiti di destra e di sinistra, iniziò una campagna di “cristianizzazione” contro l’avanzamento dell’Islam. Gli unici a fare una seria opposizione a questa critica furono le associazioni solidali cristiane. Tutte le istituzioni si mossero in difesa dei diritti dei cristiani. In realtà, da anni, le denunce di centinaia di studenti e insegnanti, riguardavano lo stato di degrado delle strutture scolastiche, tema mai preso in considerazione dalle istituzioni. Avremmo forse dovuto ascoltare quelle voci, ben più importanti, almeno per rispetto di tutti quegli studenti morti durante il terremoto del 2009.
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