Rapporto tra democrazia e religione, secondo il modello orientale e quello occidentale. Sunto di un incontro con il Ministro della cultura giordano a Milano Faisal Odeh Al Rfouh
Nei Paesi arabi l’identitá nazionale si va costruendo dagli anni 20 del secolo passato. Dopo la caduta dell’impero Ottomano l’occidente ha diviso il mondo arabo in 22 Stati. Gli equilibri interni di ogni Stato sono variabili e cambiano a seconda della situazione geopolitica e, talvolta, dagli spostamenti della popolazione. Troppo spesso, ancora, assimiliamo il termine “arabo” al termine “musulmano”, semplificando una variegata realtá come quella araba.
In Giordania il 60% della popolazione e’ di origine palestinese. La religione islamica, all’interno del paese, accomuna il 92% della popolazione e la stessa costituzione, nata sul modello di quella belga del 1952, prevede che il Re sia di religione musulmana. I cristiani rappresentano il 6% della popolazione.
Spiega Faisal Odeh Al Rfouh (Ministro della cultura giordano) che, nonostante per legge il Re giordano debba essere un Hashemita, un discendente diretto di Maometto. Le leggi islamiche in vigore nel paese sono moderate, grazie alla costante vicinanza tra i governatori del paese e l’Occidente. Ogni rilevante riforma interna adottata negli ultimi anni ha ricevuto il consenso dell’Unione Europea, della Banca Mondiale o degli Stati Uniti. Le minoranze vengono ben rappresentate e il Parlamento deve essere composto dal 15% di cristiani. Il Regno riesce anche a agestire i rapporti con le diverse realtá dell’area: con i Fratelli Musulmani esiste un tacito accordo, lo Stato israeliano viene riconosciuto, se riesce a convivere con quello palestinese e gli scambi culturali e commerciali sono aperti a tutti i paesi circostanti, nonché a Paesi del Mediterraneo, con i quali la Giordania sta cercando di stringere forti legami culturali.
Con la morte del nazionalismo arabo, con l’inasprirsi della situazione palestinese e con la guerra all’Iraq del ‘90, la popolazione araba di molti paesi sta riscoprendo nell’Islam una possibile soluzione. Questo non nuoce solamente alle relazioni tra la popolazione all’interno di un Paese, ma influisce anche sul livello internazionale. I cristiani giordani si sentono arabo-giordani, cosí come i musulmani, e non fanno della loro differenza religiosa una differenza culturale (Silvio Ferrari). Se la religione si trasforma nel primo elemento di identificazione diventa difficile creare una pacifica convivenza all’interno degli Stati. Oggi la religione viene spesso usata come arma identitaria.
Il pluralismo europeo vive oggi un forte cambiamento perché si scontra con differenze culturali (divisione tra Stato e sfera religiosa, relazioni tra sessi…) che vengono peró rappresentate da differenze religiose. Il velo, il classico esempio utilizzato per sottolineare le differenze, é stato sempre accettato e considerato un elemento culturale di determinate popolazioni. Oggi il velo viene vietato (ad esempio in Francia) perché diventato simbolo di una divesitá che spaventa la popolazione cristiana europea.
L’Europa é oggi alla ricerca di un “Islam democratico” perché viene messa in discussione la compatibilitá tra Islam e democrazia. Spesso peró si intende una “democrazia tecnica”, rappresentata da quote che regolano l’accesso al mondo politico da parte di tutte le comunitá religiose. In alcuni casi questo ha portato ad una divisione politica basata esclusivamente sull’appartenenza comunitaria e svincolata da qualsiasi ideologia o innovazione. La democrazia é un’effettiva gestione del potere da parte del popolo. Non necessariamente, peró, questa avviene negli Stati considerati democratici.
Il dibattito tra Islam e Occidente avviene anche all’interno dello stesso mondo islamico e molte sono le discrepaze di opinione sulla gestione del potere. Varie sono le soluzioni: lo stato con il piú alto numero di musulmani, l’Indonesia, non prevede uno Stato islamico; l’Arabia Saudita usa il Corano come Costituzione; in Turchia la laicitá dello Stato fa intervenire l’esercito in caso di islamizzazione dell’apparato statale; in Afghanistan nessuna legge deve contraddire la parola islamica; il nuovo Iraq prevede che l’Islam sará una delle fonti di diritto costituzionale, cosí come é in Egitto. Il problema della scissione tra Stato e religione (sovranitá divina) si pone al momento che un non musulmano sieda alla testa dello Stato ed esercita il suo potere. In una situazione come quella europea, i musulmani fanno riferimento ad alcuni precetti fondamentali dell’Islam: la Shura é la base della democrazia, la consultazione popolare, la Maslaha é l’interesse comune, generale della comunitá. La prima costituzione islamica, quella di Medina, prevedeva diritti civili e religiosi per ebrei, cristiani e musulmani ed é a questo tipo di Islam che punta una parte della comunitá musulmana: una partecipazione diretta e democratica alla vita pubblica.
Molti paesi arabo-islamici non democratici sono “amici” dell’occidente. Ancora Rfouh dice: “se l’esempio di democrazia é l’Iraq, continuiamo a preferire le nostre dittature. La democrazia si ottiene per riforme sociali e per alcuni é un ritorno a come siamo stati nel passato”.
La democrazia puó inoltre portare al potere gruppi antidemocratici o gruppi che hanno una struttura democratica all’interno ma sono considerati antidemocratici dall’Occidente. Troppo raramente ci si mette in gioco e si condividono le propie diversitá. Le relazioni tra comunitá culturali differenti si ottiene con la negoziazione e non con la passivitá.
Fonte: conferenza ISPI 2/5/2007
في معظم الدول العربية تعود نشأت الهوية الوطنية الى عشرينيات القرن الماضي فبعد سقوط الإمبراطورية العثمانية قسّم الغرب العالم العربي الى 22 دولة . التوازنات الداخلية لهذة الدول متقلبة و تتغير حسب الوضع الجيوسياسي و أحيانا حسب التنقل السكاني . غالبا ما نمزج بين المصطلح عربي و المصطلح مسلم , مبسطين بذلك واقع متعدد كالواقع العربي .
ففي الأردن 60 % من السكان هم من أصل فلسطيني . الديانة الإسلامية تجمع 92% من السكان في هذا البلد و الدستور نفسه الذي أنشأ على نموزج الدستور البلجيكي سنة 1952 يحدد بأن يكون الملك مسلماً . يمثل المسيحيون نسبة 6% من عدد السكان .
يبين فيصل الرفوع (وزير الثقافة الأردني) أنه بالرغم من أن القانون يفرض أن يكون الملك هاشمي من سلالة الرسول مباشرة الاّ أن القوانين الإسلامية المعتمدة هي معتدلة , بفضل التقارب الثابت بين حكام البلد و الغرب . فكل اصلاح داخلي مهم في السنوات الأخيرة قد حصل على رضى الإتحاد الأوروبي و البنك الدولي و الولايات المتحدة . تُمثل الأقليات و يجب أن يشكل المسيحيون نسبة 15% من البرلمان .تنجح المملكة في إدارة العلاقات مع مختلف الوقائع . هناك توافق هادئ مع الإخوان المسلمين , الدولة الإسرائيلية يُعترف بها في حال تعايشها مع الدولة الفلسطينية والتبادل الثقافي والتجاري مفتوح مع كل الدول المجاورة وأيضا مع دول حوض البحر المتوسط اللتي يحاول الأردن أن يقوي معها الروابط الثقافية
مع موت القومية العربية , تفاقم الأزمة الفلسطينية و الحرب على العراق في 1990 , بدأت سكان معظم الدول العربية تكتشف في الإسلام الحل الممكن .إن هذا لا يضر فقط في العلاقات بين السكان داخل البلد الواحد بل يؤثر أيضاً على مستوى دولي . يشعر مسيحيوا الأردن بأنهم عرب-أردنيون , كما يشعر المسلمون , و لا يجعلوا من الإختلاف الديني إختلاف ثقافي (سيلفيو فيرّاري).أما اذا تحولت الديانة الى العنصر الأول في الهوية يصبح من الصعب خلق تعايش سلمي داخل الدول .في أيامنا هذه تستخدم الديانة عادة كسلاح هوية .
التعددية الأوروبية تعيش اليوم تغير قوي لكونها تسطدم مع إختلافات ثقافية (فصل بين الدين والدولة , العلاقات بين الجنسين ….) لكن متمثلة بإختلافات دينية .الحجاب , المثال التقليدي المستخدم لإبراز الإختلافات , قد قُبل دائماً واعتُبر عنصر ثقافي لشعوب محددة . اليوم يمنع الحجاب (في فرنسا مثلا) كونه أصبح رمز لإختلاف يخيف سكان أوروبا المسيحيين .
تبحث أوروبا اليوم عن “الإسلام الديمقراطي ” .بسبب الشك في إمكانية الإنسجام بين الإسلام والديمقراطية .غالبا ما يقصد ” ديمقراطية تقنية ” , متمثلة بحصص تضبط الدخول الى عالم السياسة من قبل كل المجتمعات الدينية . في بعض الحالات أدت الى انقسامات سياسية مبنية فقط على الإنتماء الطائفي و غير مرتبطة بأي اديولوجية أو تجدد . الديمقراطية هي الإدارة الفعلية للحكم من قبل الشعب . و لكن ليس من الضروري أن يحدث هذا في دول تعتبر ديمقراطية .
المناقشة بين الإسلام والغرب تحدث أيضاً داخل العالم الإسلامي و كثيرة هي الإختلافات في الآراء حول ادارة الحكم . تتعدد الحلول : الدولة اللتي تضم أكبر عدد من المسلمين , أندونيسيا , ليست دولية دينية ؛ السعودية تستخدم القرآن كدستور ؛ في تركيا علمانية الدولة تسمح بتدخل الجيش عند أسلمة قطاعات الدولة . في أفغانستان يجب الاّ يخالف أي فانون الكلمة الإسلامية . العراق الجديد جعل الإسلام أحد مصادر القانون الدستوري , كذلك هو الحال أيضاً في مصر , مسألة الفصل بين الدين و الدولة (الحاكمية الإلهية ) تُطرح في اللحظة اللتي يجلس فيها المسلم على رأس الدولة و يمارس فيها الحكم . في حالة كتلك الأوروبية , يرجع المسلمون الى بعض التعاليم الأساسية للإسلام : الشورة هي أساس الديمقراطية , إستشارة الشعب , المصلحة العامة للمجتمع . الدستور الإسلامي الأول , في المدينة المنورة , حدد قوانين مدنية ودينية لليهود والمسيحيين و المسلمين و هذا هو نوع الإسلام اللذي يريده الجزء الأكبر من المسلمين : مشاركة مباشرة و ديمقراطية في الحياة العامة .
العديد من الدول العربية والإسلامية غير الديمقراطية هي “صديقة” للغرب .يقول فيصل الرفوع أيضاً : “ان كان المثال على الديمقراطية هو العراق , سنبقى نفضّل ديكتاتورياتنا . يُحصل على الديمقراطية بالإصلاحات الإجتماعية وأما للبعض الآخر فبالعودة الى ما كنا عليه في الماضي ” .
تستطيع الديمقراطية أن توصل الى الحكم مجموعات معادية للديمقراطية أو مجموعات لديها بنية ديمقراطية في داخلها و لكنها تعتبر معادية للديمقراطية من قبل الغرب .
في القليل النادر ما نتقبل و نتقاسم إختلافاتنا.التوصل الى علاقات بين المجتمعات الثقافية المختلفة يتم بالتباحث و ليس بالجمود.