24 febbraio 2012

23 feb. 2012 - Storica sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. L’Italia è stata condannata da una corte internazionale per il respingimento arbitrario di immigrati verso la Libia.

Il caso è stato denunciato da 11 somali e 13 eritrei, parte di un gruppo di 200 immigrati che pativano dalla Libia verso l’Italia il 6 maggio del 2009. A 35 miglia da Lampedusa i migranti sono stati fatti salire su una nave militare italiana e riportati in Libia. Nessuno dei passeggeri sapeva quale sarebbe stata la destinazione finale e non è stato fatto nessun tipo di accertamento sul loro stato di salute e di sicurezza rispetto al loro ritorno in Libia.
Nel maggio dello stesso anno l’ex Ministro dell’Interno ha dichiarato che 471 migranti irregolari sono stati respinti verso le coste libiche, in conformità con gli accordi bilaterali tra i due paesi.

Secondo la sentenza della Grande Chambre di Strasburgo l’Italia non ha rispettato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani che vieta trattamenti degradanti e inumani. Essendo i migranti su una nave tricolore, erano in quel momento sotto la giurisdizione italiana. L’Italia ha rispedito in Libia i migranti senza accertarsi del loro status o delle conseguenze di un loro rientro in Libia o nel loro paese d’origine, nonostante siano stati evidenziati numerosi episodi di violenza, tortura e abusi nei campi temporanei libici e nei due paesi in questione.

L’Italia ha inoltre violato l’articolo 4 del protocollo numero 4 che vieta le espulsioni collettive di stranieri e l’articolo 13 che prevede la possibilità di fare ricorso su casi di questo genere. I vincitori della causa riceveranno dallo Stato italiano 15.000 euro a testa come risarcimento danni, più il rimborso dei costi del processo.
Hanno preso parte al processo, come parte terza, anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e le organizzazioni non governative Human Rights Watch e Amnesty International.

Questa è una sentenza storica per l’Italia. Al contrario di ciò che affermano gli esponenti politici in carica nel 2009, questa sentenza non vuole intromettersi nelle politiche italiane rispetto all’immigrazione, ma vuole ricordare al governo italiano i propri impegni nazionali e internazionali rispetto alla salvaguardia dell’incolumità della persona e dei propri diritti fondamentali, troppo spesso dimenticati quando si tratta di profughi e richiedenti asilo provenienti dal Nord Africa.

Leggi il comunicato della Corte europea per i diritti umani.

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