19 gennaio 2011

La hogra infiamma il Nord Africa

"الهجرة" تُشعل شمال أفريقيا

Sarà stata una strana coincidenza ma le rivelazioni (scontate?) del sito Wikileaks hanno generato un’ondata a catena di sommosse popolari e tumulti di ogni genere in Nord Africa. In realtà non sono fatti nuovi ma forse quello che sta mettendo in allarme è l’ effetto domino delle rivolte.

ربما لم يكن هذا التزامن إلا صدفة، لكن التصريحات (المُعدة بعناية؟) المنشورة على موقع ويكيليكس تسببت في موجة من الانتفاضات الشعبية وأعمال شغب من كل نوع ظهرت على مراحل في شمال أفريقيا. في الواقع، لم يكن ما ظهر جديداً ولكن ما دق ناقوس الخطر هو التأثير القوي الذي خلفته أعمال الشغب.

L’Egitto aveva fatto notizia con la rivolta del pane di qualche anno fa. Ed ora ritorna ad essere protagonista in quanto teatro dello scontro di civiltà e del conflitto religioso con l’attacco alla chiesa copta di Alessandria che alcuni interpretano come un rivolta contro il governo ed il regime di Mubarak. Nel leggere le analisi della situazione politica in Egitto ci viene naturale il paragone con la situazione in Tunisia e in Algeria, al centro delle pagine di cronaca relative alla politica internazionale di questi giorni. Paesi che si ribellano al grido di “Kifaya” (Basta!). Sappiamo bene che la situazione è diversa da un paese all’altro. Ma c’è un filo conduttore che le unisce. La “hogra”. termine in arabo dialettale utilizzato nei vari paesi del Nord Africa che intende quel sentimento di umiliazione, frustrazione, rabbia e impotenza che deriva da un continuo sottostare all’ arroganza dei potenti, alle ingiustizie e soprusi delle forze dell’ordine e dei funzionari pubblici. Ma la “hogra” è più semplicemente quel sentimento che deriva dall’ ingiustizia sociale, dalla sperequazione economica e dalla repressione politica. E “mahgur” umiliato si è sentito Mohammad, il 26enne tunisino che il 17 dicembre scorso si è dato fuoco perché un poliziotto gli ha sequestrato il banchetto della frutta e verdura al mercato, incassando anche uno schiaffo per essersi ribellato al commissariato. L’ accadimento ha dato inizio agli scontri nel paese. La popolazione ne aveva abbastanza. Frustrata da una disoccupazione giovanile dilagante; da un regime di corruttela e clientelismi; da un controllo militare invasivo; da un impoverimento della popolazione dovuto anche ad un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità; ne aveva abbastanza soprattutto della mancanza di libertà. Il pane è diventato il simbolo della lotta. Una lotta che per questo è stata definita l’Intifada del pane e poi la rivolta del gelsomino, fiore simbolo del paese, quando i manifestanti hanno continuato la protesta in una maniera non violenta. Ad oggi però, il calcolo dei morti tra i manifestanti è di circa 80 persone. Il governo di Ben Ali dopo aver tentato di riesumare lo spettro del terrorismo; dopo aver tentato la via della negoziazione, promettendo di abbassare i prezzi del pane, dello zucchero e dell’olio; dopo aver detto di non voler ricandidarsi alle prossime elezioni del 2014; dopo aver puntato ad un governo di riconciliazione nazionale; dopo aver rimosso il Ministro dell’interno ed aver dato disposizioni alle forze dell’ordine di non sparare in alcun caso sulla folla; dopo aver promesso di garantire la libertà di stampa assoluta, la popolazione ha rifiutato il compromesso e al grido di “Dégage” si è visto costretto a scappare in Arabia Saudita, portando con sé tesori e ricchezze, lasciando al paese la libertà anche se nel caos totale. Ora si tenta di costituire un governo di transizione per arrivare alle elezioni anticipate da qui a sei mesi. Ma la popolazione è ancora per strada. L’esercito con il popolo contro la polizia da sempre fedelissima al regime. Si teme che ci possano essere sostenitori di Ben Ali a decidere le sorti di questa fase delicata. Nel frattempo le proteste nonostante la censura hanno invaso il cyberspazio. E’ sul web che si è scatenata una vera e propria cyber-guerra per raggirare i blocchi e i controlli della censura. Gli internauti, i blogger sono i veri protagonisti della dissidenza. Con un tam tam di video, foto, reportage amatoriali sui più frequentati social network. Questo mostra quanto oramai la diffusione di internet come mezzo di informazione faccia tremare anche i sistemi più intoccabili e i vecchi sovrani. Molti sono i blogger che ci danno notizie in tempo reale diffondendo foto e video, esprimendo un malessere, una condizione. E in musica come al cinema, la maggior parte degli artisti fanno della hogra la loro fonte di ispirazione. L’arresto del rapper tunisino El Général che nella sua canzone rais al bled aveva criticato il regime di Ben Ali ha globalizzato la protesta sociale, mobilitando anche la diaspora tunisina soprattutto europea. Ed infatti si teme anche questo. In Europa potrebbero esserci eco tra i migranti nel silenzio più assoluto dei nostri governanti. L’Italia e la Francia infatti tacciono imbrigliate nei meandri dell’ alta politica tra accordi commerciali ed economici e questione migratoria. Il quotidiano francese Le Monde sostiene che è la disoccupazione soprattutto giovanile ad avere provocato le sommosse della Tunisia intorno al 14% con 75% della popolazione che non raggiunge neanche i 30 anni. La Tunisia di Ben Ali ha investito nello sviluppo economico ,nelle riforme e nella democratizzazione del paese, riformando e andando in alcuni casi contro i dettami originari dell’Islam. La poligamia ad esempio in Tunisia è stata bandita. Ma il percorso di modernizzazione del paese non è bastato. E’ chiaro. Governi che pur avendo investito molto nell’istruzione non hanno saputo creare delle opportunità di lavoro per quelle migliaia di giovani diplomati, laureati, con diplomi di master e dottorati che non trovano alcun sbocco nel loro paese. Capita spesso di trovare un fruttivendolo con un dottorato in Geografia, un tassista con una laurea in giurisprudenza, e giovani donne delle pulizie con una laurea in economia piuttosto che in lingue straniere. Ma soprattutto si tratta di sistemi politici che non hanno saputo garantire al popolo un diritto inalienabile, la libertà. La repressione, la coercizione, la paranoia del controllo dei servizi segreti, in agguato ovunque ha portato la popolazione ad esplodere. Una popolazione di giovani senza futuro, senza opportunità che fa della hogra la sua condizione esistenziale. L’unica via di uscita rimane la fuga. Si scappa dal proprio paese e si diventa harraga (migranti, coloro che bruciano i documenti o le frontiere). In arabo classico haraqa significa bruciare ed il termine via usato nella lingua parlata per intendere all’abitudine che hanno i migranti, che tentano di raggiungere l’Europa in modo illegale, di bruciare i documenti durante il viaggio per non essere mandati indietro una volta intercettati ma si intende anche il fatto di “bruciare le frontiere”). La via illegale è l’unico modo per partire dato che quella legale è per pochi eletti. Ci sono due possibilità. Bruciare le frontiere e i documenti oppure scendere in strada e urlare “Kifaya”. Arab News , l’agenzia di stampa dell’Arabia Saudita sostiene che non bisogna pensare che i fatti tunisini siano isolati. Si tratta di una condizione che interessa anche altre regioni. In effetti è l’iniqua distribuzione delle risorse e la mancanza di libertà il problema. E non è una questione solo tunisina. L’effetto domino ha interessato anche l’ Algeria, l’Egitto, dove forse per emulazione un giovane si è dato fuoco. Il Governo libico, in modo preventivo, ha annunciato di detassare l’importazione dei beni di largo consumo per evitare il rialzo dei prezzi ed ha inoltre esortato le banche a concedere prestiti e mutui a tassi agevolati alle famiglie più povere. E il Marocco? Altra faccia della stessa medaglia. Periodicamente per le strade di Rabat ci sono manifestazioni di studenti laureati e dottori di ricerca che protestano contro le politiche insufficienti del governo per inserirli nel mondo del lavoro. Per far fronte alla situazione il governo di Rabat ha liberalizzato le licenze dei taxi in modo tale da dare opportunità ai giovani laureati di poter diventare tassista. Ma basterà? E intanto la “hogra” dilaga. Ma per trovare una situazione simile non dobbiamo attraversare il Mediterraneo. Le rivolte dei giovani nord africani ricordano le proteste studentesche dei mesi scorsi in Italia e le degenerazioni degli scontri a Roma del mese scorso. Rabbia e desiderio di riscatto sociale delle future generazioni di paesi europei sempre più vecchi unite da un destino simile a quelle di paesi nordafricani sempre più giovani. Disoccupazione, aumento dei prezzi dei generi alimentari di largo consumo, insofferenza verso i governanti. La “hogra” pervade tutti. Nord Africa? No, Italia. Cosa succederà ora? Staremo a vedere.

ففي مصر تصدرت ثورات الخبز عناوين الصحف منذ بضع سنوات. والآن تظهر على الساحة مرة أخرى مسرحاً لأحداث الصراع الحضاري والديني بعد الهجوم على كنيسة قبطية في الإسكندرية، هذا الحدث الذي يفسره البعض على أنه تمرد ضد الحكومة ونظام مبارك. ومع قراءتنا وتحليلنا للوضع السياسي في مصر، نقارن في الحال بين هذا الوضع، وما يحدث في تونس والجزائر، ونقرأه هذه الأيام في منتصف صفحات أخبار السياسة الدولية. إنها بلاد يهتف فيها المتمردون: “كفاية”. نعلم جيداً أن الوضع يختلف من بلد إلى آخر. ولكن هناك خيط مشترك يجمع بينهم. و”الهُجرة” وهي كلمة عامية عربية تُستخدم في مختلف بلدان شمال أفريقيا، وتعني الشعور بالإذلال والغضب والعجز الذي ينجم عن الخضوع المستمر لغطرسة السلطة، وللظلم وللتعسف في استعمال قوات الأمن. و”الهُجرة” هو مجرد شعور نابع من الظلم الاجتماعي والتفاوت الاقتصادي والقمع السياسي. و”مهجور” تعني من يشعر بالإذلال، تماماً مثل محمد، الذي يبلغ عمره 26 سنة، التونسي الذي أطلق النار على نفسه بسبب شرطي استولي على الفاكهة والخضار الذي كان يتكسب منه بالسوق، بعد أن تلقى صفعة قوية عندما تمرد على الشرطي، في 17 ديسمبر الماضي. كان هذا الحدث الشرارة التي أشعلت الصراع في البلاد. لقد عانى الشعب كثيراً؛ فالشعب المستاء من تفشي البطالة بين الشباب، ومن المحسوبية والفساد والقمع العسكري المتدخل في كافة الشئون، من إفقار الشعب نتيجة لزيادة أسعار السلع الأساسية، عانى الشعب - وقبل كل شئ - من انعدام الحرية. وأصبح الخبز رمزاً للصراع. ولذا فقد أُطلق عليه بـ “انتفاضة الخبز” ثم إتخذت هذه الانتفاضة اسم “ثورة زهرة الياسمين”، رمز الدولة، بعد أن أصبحت احتجاجات المتظاهرين سلمية. وقد وصل عدد الوفيات بين المتظاهرين حتى الآن إلى 80 شخص. فحكومة “بن علي” بعد أن حاولت إحياء شبح الإرهاب، بعد أن فتحت الطريق للتفاوض، واعدةً بخفض أسعار السكر والخبز والزيت وبعد أن أعلنت أنها لا تريد الترشح مجددا للانتخابات المقبلة في 2014، وبعد أن وعدت بحكومة مصالحة وطنية، بعد إقالة وزير الداخلية، وبعد إعطاء الأوامر لقوات الأمن بعدم إطلاق النار لأي سبب على الحشود، وبعد وعدها بضمان الحرية المطلقة للصحافة، رفض الشعب الحل الوسط وتظاهروا. فاضطر الرئيس للفرار إلى المملكة العربية السعودية، جالباً معه الكنوز والثروات، تاركاً للبلاد حريتها، في حالة من الفوضى العارمة. الآن يحاولون تشكيل حكومة انتقالية حتى الوصول إلى الانتخابات التي تقدّم موعدها لتجرى بعد ستة أشهر من الآن. لكن الشعب لا يزال في حالة من التظاهر. وأصبح الجيش مع الشعب ضد الشرطة الموالية باستمرار للنظام. وهناك مخاوف من وجود أنصار للرئيس بن علي في تقريرهم مصير البلاد في هذه المرحلة الحرجة. كما غزت الاحتجاجات - بالرغم من الرقابة - الإنترنت. فعلى شبكة الإنترنت أشتعلت حرب حقيقية لوضع حد لتدخلات الرقابة. مستخدمي الإنترنت، والمدونات هم أبطال هذا الانشقاق الحقيقين، بفضل الانتشار السريع لمقطوعات الفيديو والصور والتقارير على المواقع الأكثر استخداماً. وهذا يدل على مدى أهمية الإنترنت كوسيلة معلوماتية تخيف أي نظام حكم يعتقد أنه لا يمس ومن يحكم منذ فترة طويلة. هناك العديد من مستخدمي المدونات الذين يقدمون لنا أخباراً في لحظتها بالصور والفيديو، والتي تعبر عن الشعور بالضيق الشديد من الوضع الراهن. وعلى مستوى الموسيقى والأفلام، إتخذ الكثير من الفنانين من “الهُجرة” مصدراً لإلهامهم. وكان اعتقال مغني الراب التونسي “الجنرال” الذي انتقد نظام “بن علي” في أغنيته “رئيس البلاد” من الأشياء التي ساعدت على نشر هذا الاحتجاج ولاسيما بين المهاجرين التونسيين بأوروبا على وجه الخصوص. وهناك مخاوف في أوروبا من هذا، حيث من الممكن وجود صدى لهذا بين أوساط المهاجرين وسط صمت حكوماتنا المطلق. إيطاليا وفرنسا يبقون في الحقيقة في حالة من الصمت بسبب متاهة السياسة العليا والاتفاقات التجارية والاقتصادية وقضية الهجرة. وتقول صحيفة “لوموند” الفرنسية أن نسبة البطالة بين الشباب الذين لم يتعدوا الثلاثين من عمرهم وصلت إلى 14% من أصل 75% من الشعب هي ما تسببت في أعمال الشغب. وقد حققت حكومة “زين العابدين بن علي” التونسية استثمارات في مجال التنمية الاقتصادية، والإصلاحات ونشر الديمقراطية بالبلاد، وإن دفعه هذا في بعض الأحيان للخروج عن تعاليم الإسلام. على سبيل المثال، تم حظر تعدد الزوجات في تونس. لكن عملية تحديث البلاد لم تكف. فمن الواضح أنه - وعلى الرغم من الاستثمارات الحكومية الكثيرة في مجال التعليم - لم تكن الحكومة قادرة على خلق فرص عمل لآلاف الخريجين من الشباب وللحاصلين على دبلومات أو الماجستير أو الدكتوراه ممن لا يجدون متنفساً في بلدهم. فكثيراً ما تجد من يحمل شهادة دكتوراة في الجغرافيا ويعمل بائع خضروات، ومن يعمل سائق سيارة أجرة وهو حاصل على شهادة جامعية في القانون، وعاملات نظافة حاصلات على شهادة بكالوريوس في الاقتصاد أو ممن يجيدون لغات أجنبية. والأهم هو أن الأنظمة السياسية لم تستطع أن تكفل حقوق الشعب الأساسية والحرية. وقد أدى القمع والاضطهاد، وجنون العظمة الذي اتسمت به الاستخبارات، والتربص بالشعب في كل مكان إلى دفع الشعب للانفجار. شعب ذو شباب بلا مستقبل، مما جعل “الهُجرة” هي الحالة المعبرة عنه. السبيل الوحيد للخروج من هذا الوضع هو الهروب. إنه هروب من البلاد التي أضحت “حراقة” (المهاجرون، الذين يحرقون المستندات ويخرقون الحدود). و”حراقة” في اللغة العربية الفصحى تعني وسيلة للحرق، و يستخدم المصطلح في اللغة العامية لتعني عادة المهاجرين في محاولتهم الوصول إلى أوروبا بطريقة غير شرعية، وحرق مستنداتهم لتجنب ترحيلهم لبلادهم، كما تعني أيضا “خرق الحدود”). الطريق غير المشروع أصبح هو السبيل الوحيد للهروب، نظراً لأن من يستطع السفر بالطرق المشروعة هم قلة. هناك احتمالان: خرق الحدود وحرق المستندات أو النزول إلى الشوارع والهتاف: “كفاية”. وتقول “عرب نيوز”، وكالة الأنباء السعودية أنه لا يجب أن نعتقد أن ما يقوم به التونسيون هي أحداث قاصرة عليهم، بل إنه يؤثر أيضاً على مناطق أخرى. ففي واقع الأمر إنما تكمن المشكلة في التوزيع غير العادل للموارد وغياب الحرية. المسألة ليست فقط مسألة قاصرة على تونس، وإنما أثرت أيضاً على الجزائر ومصر، حيث أطلق بالمثل شاب على نفسه النار. ووقائياً قامت الحكومة الليبية بخفض الضرائب المفروضة على استيراد السلع الإستهلاكية لمنع ارتفاع الأسعار وحثت البنوك على منح قروض بتسهيلات للأسر الفقيرة. أما عن المغرب فما الأمر إلا وجهان لعملة واحدة، حيث تخرج من حين لآخر مظاهراترللخريجين وأصحاب الدراسات العليا في شوارع الرباط، يحتجون ضد سياسات الحكومة لإدخالهم إلى سوق العمل. وللتعامل مع الوضع، قامت الحكومة في الرباط بتحرير تراخيص للسيارات الأجرة من أجل إعطاء فرص لشباب الخريجين ليعملوا كسائقي أجرة. ولكن هل سيكفي هذا؟ ففي الوقت نفسه تنتشر “الهُجرة”.

ولإيجاد أوضاع مماثلة، لسنا بحاجة إلا لعبور البحر المتوسط. فمظاهرات شمال أفريقيا تذكرنا بالاحتجاجات الطلابية التي شهدتها إيطاليا الأشهر الأخيرة والاشتباكات التي وقعت في روما في الشهر الماضي. الغضب ورغبة الأجيال الصاعدة في الحرية الاجتماعية في البلدان الأوروبية العجوز التي يشبه مصيرها مصير بلدان شمال أفريقيا الشابة، والأسباب دائماً هي البطالة، وارتفاع أسعار المواد الغذائية من السلع الاستهلاكية، ونفاد الصبر تجاه الحكومة. فـ”الهُجرة” عمت الجميع. شمال أفريقيا فقط؟ لا، وإنما أيضا إيطاليا. وتُرى ماذا سيحدث؟ سنرى في الأيام القادمة.

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