Parigi, 31 ott. (Adnkronos/ Ign) - La
conferenza generale dell’Unesco ha
accettato l’ingresso della Palestina come
stato membro a pieno titolo con 107 voti a
favore e 14 contrari. I paesi che si sono
astenuti sono 52, fra cui Italia e Gran
Bretagna. Fra i 107 paesi che hanno votato
a favore vi sono la Francia, oltre alla quasi
totalità dei paesi arabi, africani e
dell’America Latina. Stati Uniti, Canada e
Germania sono fra i 14 voti contrari. Quasi
ovvio il parere degli Usa : “Non possiamo
accettare questa decisione”, hanno detto i
rappresentanti americani.
E in serata arriva la decisione di
Washington che si temeva, ovvero quella di
sospendere il suo contributo all’Unesco. La
portavoce del Dipartimento di Stato Usa,
Victoria Nuland, ha affermato che non
verranno versati i 60 milioni di dollari dovuti
per il mese di novembre per protesta
contro l’ammissione della Palestina. Una
legge degli anni Novanta impone infatti agli
Usa di cessare i finanziamenti ad ogni
organismo dell’Onu che accetti l’ingresso
della Palestina come stato a pieno titolo e
attualmente gli Stati Uniti sono il principale
finanziatore dell’Unesco: contribuiscono al
suo bilancio per il 22%.
Questo voto è “prematuro” e “compromette
l’obiettivo condiviso della comunità
internazionale di una pace ampia, giusta e
duratura in Medio oriente”, ha spiegato il
portavoce della Casa Bianca Jay Carney. “Il
voto di oggi ci distrae dal nostro obiettivo
condiviso di negoziati diretti che abbiano
come risultato un Israele sicuro e una
Palestina indipendente che vivano l’uno
accanto all’altra in pace e sicurezza”, ha
detto ancora Carney.
Il voto delude anche Israele . “E’ una
manovra palestinese unilaterale che non
porterà ad alcun cambiamento sul terreno,
ma che rimuove ulteriormente la possibilità
di un accordo di pace”, ha affermato Yigal
Palmor, portavoce del ministero degli Esteri
israeliano. Parlando alla Knesset il primo
ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ,
ha commentato: “Non ce ne staremo seduti
con le braccia conserte verso queste mosse
che danneggiano Israele”.
Mentre per i palestinesi è un giorno di
festa. Proprio così il commento di Sabri
Saidam, consigliere del presidente
dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas:
“Questo è un giorno di festa, un giorno
storico. Per noi - ha aggiunto - si tratta di
uno dei pilastri nella nostra lotta per
l’indipendenza, penso che siamo più che
mai vicini a raggiungerla”. Il voto, ha ancora
detto, è un “grande messaggio” per chi, in
seno al Consiglio di Sicurezza, si oppone
alla richiesta palestinese di adesione
all’Onu.
In un comunicato diffuso da Hamas , il
gruppo palestinese, ringraziando tutti i
Paesi che hanno votato a favore, ha detto
che questa decisione è “un passo avanti
importante per la causa palestinese che
contrasta con le continue violazioni dei
sionisti nei confronti delle nostre terre e dei
nostri luoghi sacri”.
L’Italia “ha optato per l’astensione in
mancanza di una posizione coesa e unita
dell’Unione europea”, ha spiegato il
portavoce della Farnesina, Maurizio Massari
a proposito della decisione italiana.
Approfondendo le ragioni dell’astensione,
Massari ha sottolineato che “da un lato si
riconoscono i progressi compiuti sul terreno
da parte dell’Anp e dal premier Salam
Fayyad sul fronte dell’institution building,
dall’altro riteniamo che non era questo il
momento per porre la questione della
membership palestinese all’Unesco, in una
fase in cui si sta cercando di creare le
condizioni ideali per la ripresa del
negoziato tra le due parti e pendendo già la
domanda presso le Nazioni Unite da parte
dell’Autorità palestinese”.
Il Presidente della Commissione Nazionale
Italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi
giudica “saggia l’astensione dell’Italia”. “Da
un punto di vista politico questo voto - ha
commentato Puglisi all’Adnkronos - può
essere utile per una rasserenamento
tendenziale della questione mediorientale
ma nell’immediato si colloca in uno
scacchiere molto delicato. Nella loro prima
dichiarazione dopo il voto gli Usa hanno
stigmatizzato la decisione pur ribadendo,
per ben tre volte, l’importanza dell’Unesco”.
“Una eventuale decisione draconiana degli
Usa di sospendere la partecipazione o di
passare da Stato membro ad osservatore,
metterebbe l’organizzazione, che loro stessi
per primi riconoscono come molto
importante, in una posizione molto delicata.
Il riconoscimento di fatto della Palestina
sana un vulnus ma con una modalità tale
che -ha lamentato Puglisi- è come costruire
un grattacielo partendo dall’elipoprto sul
tetto. Grave, infine, la mancanza di una
posizione unitaria dell’Europa, che continua
a fare di tutto per non essere una forza
reale”.