Alla fine lo strappo c’è stato. La liason fra il due cofondatori del Popolo delle Libertà è finita. Gianfranco Fini è fuori dal partito
Non sono bastati i ramoscelli d’ulivo sventolati da Gianfranco Fini due giorni fa durante un’intervista significativamente rilasciata al direttore del Foglio Giuliano Ferrara. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della libertà tenutosi a Roma nella sede del PDL nazionale, Palazzo Grazioli, si è riunito ieri alle 20.00. Dopo meno di un ora il verdetto. Le parole pronunciate da Berlusconi lasciano pochi dubbi “Facciano pure i gruppi autonomi tanto sono fuori”. Rincara la dose poi un durissimo attacco al ruolo del suo ex-compagno di partito “Allo Stato viene meno la fiducia nei confronti del ruolo di garanzia del Presidente della Camera indicato dalla maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni”. Alla domande se il cofondatore debba lasciare la presidenza della Camera: “Riteniamo che siano i membri del Parlamento a dover assumere un’iniziativa al riguardo”. Subitanea la risposta dell’ex presidente di AN “La presidenza della Camera non è nelle disponibilità del presidente del Consiglio…”. Berlusconi ostenta sicurezza: “Non c’è problema per il governo, la maggioranza non è a rischio e i nostri elettori non tollerano più che nei confronti del governo ci sia un atteggiamento di opposizione permanente. Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito. Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, tanto sono fuori”. Sul piano formale l’ Ufficio di Presidenza del Popolo delle libertà prende provvedimenti nei confronti dei parlamentari più vicini al Presidente della Camera Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio che verranno deferiti al collegio dei probiviri, anche se ormai la situazione è definitivamente compromessa ed è più plausibile una scissione.
I finiani sono pronti a lasciare il PDL e a formare nuovi gruppi parlamentari. Al momento la conta si è fermata ai 34 deputati che avrebbero già firmato le lettere di dimissione dai gruppi pdellini. I numeri pesano. La maggioranza attuale era forte di un 342 deputati e 174 Senatori. L’evolversi della situazione però cambia le carte in tavola. La maggioranza parlamentare minima di 316 voti non potrebbe più essere raggiunta e il governo sarebbe in minoranza.
REAZIONI POLITICHE Varie le reazioni riscontrate nel panorama politico italiano. Il segretario del PD Pierluigi Bersani ha definito l’Ufficio di Presidenza del PDL ”un singolare tribunale che processa gli innocenti”. Salutando poi i parlamentari democratici prima della pausa estiva ha brindato ad un nuovo governo perché dice ”perché questa è una vera crisi”. Il Pd si è riunito questa mattina per l’analisi della situazione.
Fare Futuro, il web magazine di area finiana parla di “Operazione Baygon” intesa alla “disinfestazione dal pluralismo” e continua “il Pdl sta adottando metodi, linguaggi e liturgie che tradiscono l’essenza stessa del suo progetto. Quel progetto che doveva regalare all’Italia il tanto atteso partito liberale di massa, maggioritario e plurale. Ma a furia di disinfestare, si rischia l’avvelenamento”.