Heba, ci racconti ciò che è successo negli ultimi mesi in Libia?
Per 42 anni il rispetto per i diritti umani in Libia é stato solo un miraggio. Infatti, durante tutti questi anni Gheddafi non ha fatto altro che manipolare il suo popolo ed opprimere, anche in maniera sanguinosa, ogni opposizione al suo regime.
Un regime che ha risposto con violenza, uccidendo i manifestanti e persino i soldati che hanno rifiutato di sparare alla folla, semplicemente perché il popolo ha aperto gli occhi chiedendo libertà, democrazia e di usufruire delle richezze del proprio paese. Insomma, i libici erano privi di quasi tutti i diritti. Non potevano esercitare nulla che possa rendere loro anche minimamente noti. Gheddafi non voleva la notorietà di nessuno, se non a se stesso e ai suoi figli.
Tutto e’ iniziato dal 15 febbraio quando e’ stato arrestato Fathi Tirbil, avvocato dei diritti umani, che rappresentava i parenti di più di 1100 prigionieri massacrati dalle forze di sicurezza a Tripoli nel carcere di Abu Salim nel 1996. Più di 2000 persone protestarono durante la notte nella città di Benghasi dove Terbil fu arrestato. Purtroppo, la risposta del governo e’ stata sparare a questi manifestanti civili e pacifici, cosi come aveva fatto nel 2006 quando la gente ha iniziato a protestare davanti al consolato italiano a Benghasi contro l’iniziativa di Calderoli, il quale pochi giorni prima indossava una maglietta dove era stampata una vignietta satirica sul profeta Mohamed, e hanno finito per chiedere anche la caduta del regime di Gheddafi. In quell’anno purtroppo Gheddafi, come sempre, è riuscito ad oscurare i veri fatti. Tuttavia nel Febbraio 2011 e’ stato diverso, grazie anche a mezzi di comunicazioni e gli avvenimenti della Tunisia ed Egitto.
Il 17 febbraio inizia una protesta popolare verso il regime che a partire dalla Cirenaica arriva fino alla città di Tripoli. Il popolo chiedeva giustizia, libertà e gridava “con l’anima e il sangue ci sacrifichiamo per Benghasi”. Poco meno di una settimana dalle proteste son morte piu’ di 1500 persone e incarcerate oltre ai 5mila. Gheddafi non smette, paga e arma dei mercenari e persino ordina di bombadare il proprio popolo. Alla fine di Febbraio scoppia una vera e propria guerra con scontri tra i rivoluzionari e i lealisti del regime di Gheddafi. Ovviamente, la forza militare dei lealisti era molto piu’ forte dei rivoluzionari, quindi questi ultimi, insieme al Consiglio Nazionale Transitorio che si e’ costituito durante gli scontri per essere una rappresentanza chiara del paese, hanno chiesto aiuto a tutto il mondo.
Dopo l’approvazione della lega araba di chiedere una protezione ai civili libici, le Nazioni Unite a Marzo approvano la risoluzione 1971 - 1973 che istituisce una no-fly zone sulla Libia. Tra i primi stati che riconoscono il Consiglio Nazionale Transitorio come legittimo rappresentante del popolo Libico fu la Francia. In seguito molti altri paesi, inclusa L’Italia, lo riconoscono.
Dopo tantissime proposte e soluzioni date a Gheddafi per lasciare il paese e dopo mesi e mesi di combattimenti sanguinosi, il 19 Agosto le forze dei rivoluzionari del 17 febbraio arrivano alle porte di tripoli, dopo aver liberato la maggior parte delle città libiche e sventolando la bandiera tricolore rosso, nero e verde, conquistando anche Bab Al-aziziya, residenza bunker di Gheddafi.
Il 20 Ottobre 2011, nell’ultima battaglia per il controllo del paese i rivoluzionari riescono a liberare la città di Sirte, ultimo posto dove Gheddafi si poteva nascondere. Nei combattimenti viene arrestato Al-Motasem, figlio di Gheddafi poi ucciso nella folla. Muore anche il cosiddetto Leader.
Il 23 Ottobre, il CNT proclama la liberazione totale di tutto il territorio Libico.
Io personalmente non ho mai gioito per la morte di nessuno, neanche per quella del peggior nemico, che in questo caso e’ Gheddafi. Ma e’ stato lui a volere la guerra e a decidere di avere questa fine brutale.
Sono molto positiva per il futuro della Libia, nonostante tutte le difficolta’ che affronteremo. Non sarà facile dopo 42 anni di dittatura, oppressione e oscurità. Sarà difficile realizzare cosa vuol dire democrazia. Si sta cercando di prendere tempo in modo che la gente prenda coscienza del cambiamento.
Infine, direi si alla stretta di mano nazionale, insieme per un futuro migliore della Libia.
Heba Jeaash
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