1 luglio 2011. Oggi i marocchini sono chiamati alle urne per votare la nuova carta costituzionale proposta dal Re Mohamed VI il 17 giugno scorso durante un discorso alla nazione
E’ in corso il referendum per approvare la nuova costituzione. Tutti al voto!
La nuova carta costituzionale è stato redatta da una commissione di esperti e giuristi nominati dal Re. Dopo l’elaborazione i marocchini hanno avuto due settimane per approfondirla prima del referendum. Gli elettori iscritti nelle liste elettorali definitive si aggirano intorno ai 13.106.948 (secondo i dati forniti dal ministero dell’interno).
La riforma della costituzione marocchina, la cui ultima versione risale al 1996 quando regnava Hassan II è stata accompagnata da molte polemiche.
Accolta favorevolmente dalla maggior parte dei partiti politici e dalle autorità pubbliche, contestata, invece, dal movimento del 20 febbraio che da mesi sta protestando reclamando maggiore uguaglianza sociale, giustizia, dignità, riforme delle le istituzioni, chiedendo che il Re regni ma non governi, attraverso l’istituzione di una monarchia parlamentare. In sostanza, la riforma costituzionale è considerata dal movimento solo un tentativo timido di riformare il Marocco per scongiurare l’effetto contagio proveniente dai paesi arabi vicini. Il potere esecutivo rimane fondamentalmente nelle mani del Re. Ecco perché il movimento ha invitato al boicottaggio.
Nessun gruppo si è schierato per il “No”.
I gruppi del “Sì” sono la maggior parte dei partiti politici (28 su 32), autorità pubbliche, attori della società civile e dell’amministrazione pubblica, i quali sono stati finanziati dal governo per portare avanti una campagna referendaria serrata. Ovunque si vedono banchetti e militanti distribuire volantini per invogliare la gente ad andare a votare “Sì”. Gigantografie e manifesti elettorali di ogni tipo riportano “Na’m li-dustuur” (Sì, alla costituzione). I gruppi a favore sostengono che bisogna accettare i piccoli passi che il Marocco ha intrapreso verso un orizzonte sempre più democratico. Migliaia di giovani sono scesi per strada a favore della costituzione e hanno continuato a manifestare a poche ore dall’inizio della consultazione. L’edizione di Aujourd’hui (quotidiano nazionale in lingua francese) di oggi riporta come titolo “Votare sì, un nuovo passo nel cammino verso la modernità” e riporta i motivi per cui i marocchini dovrebbero dire “Sì” alla nuova carta costituzionale, il cui numero di articoli passa da 108 a 180. Innanzitutto, la nuova carta è un progetto portato avanti da marocchini per i marocchini. Inoltre, la carta garantisce diritti e libertà, rispetto e difesa dei diritti fondamentali dell’Uomo (processo equo, criminalizzazione della tortura e di altre pratiche umilianti per la dignità umana). Consacra la libertà di espressione, stampa e opinione. Sul piano culturale, riconosce l’identità pluralista ed aperta della società marocchina, attraverso l’istituzionalizzazione della lingua amazigh, come lingua ufficiale del regno, dopo quella araba. Riconosce l’identità ebraica marocchina e quella saharo-hassani, avviando l’iniziativa di riconoscimento dell’autonomia della regione del Sahara occidentale. Una svolta innovativa verso la via democratica è il ricorso al referendum come strumento di consultazione popolare e al fatto che il sovrano si impegna ad attuare la separazione dei poteri, pur rimanendo il garante della continuità della nazione. Rimane Principe dei credenti (‘amir al mu’imin), Capo di stato maggiore delle forze armate reali. Il Primo ministro diviene un attore politico e il Parlamento detiene il potere legislativo esecutivo. Per quanto riguarda l’indipendenza della magistratura che dipenderà dal Consiglio superiore del potere giudiziario e che sarà presieduto dal Re.
I gruppi del boicottaggio ritengono che con la riforma costituzionale il Marocco rimane una monarchia assoluta in cui il Re è onnipresente. Il nuovo testo costituzionale abolisce il titolo di monarca assoluto e sacro sostituendolo con quello di capo di stato. La sacralità viene sostituita dal concetto più moderno di inviolabilità. Tel Quel rivista di approfondimento in lingua francese titola nel numero della settimana della campagna elettorale “Più re che mai”.In quanto il Re conserva il titolo di Amir Al Mu’imin (Principe dei credenti). Riconosce maggiori poteri al Primo ministro e al Parlamento ma presiede il consiglio dei ministri. Può delegare ma solo con un ordine del giorno ben determinato quindi solo sulle questioni secondarie. Riconosce più poteri alla magistratura ma presiede il Consiglio superiore del potere giudiziario. La nuova carta sancisce la libertà di stampa, di espressione e di opinione ma la figura del sovrano rimane intoccabile. Il Re, inoltre, viene riconfermato come capo delle forze armate. La maggior parte dei dirigenti degli enti strategici dell’amministrazione pubblica viene e continuerà ad essere nominata dal Re. Ai ministri spetteranno le nomine di funzionari subalterni.
Novità prevista dalla nuova carta costituzionale riguarda i diritti civili dei “marocchini del mondo”, i marocchini che risiedono all’estero, i quali potranno presentarsi come candidati e potranno votare alle elezioni legislative.
Ad ogni modo, le polemiche continuano. Molti lamentano il fatto che la campagna delle ultime settimane ha riportato il Marocco a quel clima di diffidenza e violenza degli anni di piombo. C’è chi denuncia atti coercitivi della polizia che obbliga l’affissione di manifesti e i volantini col il “Sì, alla costituzione”.Taxi, autobus, negozi, i cinema, le sedi dei partiti politici, le squadre di calcio, gli imam nelle moschee, le confraternite sufi: tutti dicono “Sì”. Coloro che boicottano sono considerati nemici della nazione e della monarchia. C’è chi ha denunciato la presenza dei baltajias (polizia in borghese, spesso mercenari, reclutati dal Makhzen) nelle manifestazioni per intimidire e minacciare i contestatori. Si denuncia l’uso della violenza da parte della polizia durante le manifestazioni di protesta. Altri ancora hanno denunciato il coinvolgimento forzato o a pagamento di migranti subsahariani che sono stati assoldati per manifestare per il “Sì”. Pare che atti di intimidazione si siano verificati anche nei confronti dei marocchini che risiedono all’estero.
Grande mobilitazione di massa in Marocco, dunque, in vista del referendum. Ed ora si aspettano i risultati.
I marocchini residenti in Italia potranno votare dal 1 al 3 luglio presso i banchetti e le sedi del proprio comune di residenza, allestiti per l’occasione.
Per avere informazioni sui seggi, contattare il Consolato di riferimento oppure telefonare al numero verde 800.637.775. Potranno votare tutti i maggiorenni, presentandosi con un documento di identità valido.
2 luglio. Aggiornamenti risultati referendum: 98,49% Sì. Tasso di partecipazione: 72,65% ovvero 9,2 milioni di elettori (dati provvisori diffusi dal Ministero dell’interno).
3 luglio. Aggiornamenti. il movimento del 20 febbraio ha annunciato manifestazioni nelle principali città del regno per contestare i risultati del referendum, frutto della campagna intimidatoria dell’ultima settimana e del fatto che in molti seggi l’affluenza è stata bassissima. Per maggiori informazioni sul movimento, esiste una pagina su facebook denominata “Mouvement du 20 février” e il sito www.lakome.com, un portale di informazione alternativa di cui esiste una versione in francese ed in arabo.
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