Un rapido aumento dei prezzi ha spinto molti esercenti egiziani a protestare boicottando per 24 ore la vendita di carni rosse.
Se il 26 Aprile vi foste recati in un ristorante del Cairo, avreste potuto trovare un cartello che reca la scritta “oggi niente carne, per via dei prezzi in rapido aumento”. Infatti, la Camera del Turismo Egiziana ha invitato i ristoratori ed i semplici rivenditori a boicottare le carni rosse per combattere il picco dei prezzi, cresciuti di oltre il 10% in meno di un mese.
Sembra che questa misura estrema abbia avuto un discreto successo. Secondo le stime, solo al Cairo i gestori che hanno aderito alla protesta sono stati circa 1500 e 3000 in tutto il paese, e molti di coloro che hanno dato più visibilità alla protesta non sono situati nei quartieri più poveri delle città. Al Cairo, ad esempio, alcuni ristoranti d’elite in zone come Zamalek o Garden City hanno dato una visibilità inaspettata all’iniziativa, spingendo i segmenti di popolazione più benestanti a confrontarsi con un problema che, ora, tocca da vicino anche loro.
Le radici del problema sembrano risalire ad un anno fa, quando l’Egitto ha smesso di importare carni indiane per approvvigionarsi in Brasile, dove la qualità – ma anche i prezzi – sono più alti. E proprio per sopperire ad una temporanea scarsità di carni bovine, molti allevatori hanno mandato al macello una quota insostenibile di animali, provocando un abbassamento dei prezzi sul breve periodo. Dopo poco, però, i prezzi hanno ricominciato a crescere, costringendo la grande distribuzione a fare sempre più affidamento sull’importazione. Ora, sono alla mercè dei mercati, in cui i prezzi di carni bovine sono in rapido aumento.
Il problema della carne è tra i più evidenti, ma l’aumento dei prezzi e l’inflazione toccano tutti i tipi di derrate alimentari – frutta, verdura, pesce. In molti ricordano cosa è successo due anni fa, quando un aumento di pochi centesimi del prezzo del pane scatenò una rivolta che ha provocato una dozzina di morti nel paese. Ad Assiut, nel sud dell’Egitto, si è già corsi ai ripari proibendo che qualsiasi esemplare di bovino – vivo o morto – esca dal governatorato, ma nel resto del paese le contromisure tardano ad arrivare.