21 novembre 2011

Rifugiati: il limbo dell'asilo

اللاجئون ومأزق اللجوء

Prima di diventare un rifugiato riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra, bisogna spostarsi in un altro stato (quindi attraversare un valico di frontiera internazionale) e richiedere asilo.
La fase che porta ad ottenere una risposta potrebbe richiedere anche anni quindi il richiedente rimane in una situazione di non-status, di limbo che non prevede alcuno stato giuridico e legale. Non si fa accenno ai diritti dei richiedenti asilo nella Convenzione del 1951 se non per l’articolo che sancisce il principio di non refoulement.

Il richiedente può essere sottoposto a detenzione
Alcuni paesi prevedono la detenzione per i richiedenti asilo all’arrivo nel paese, durante la fase di istruttoria della pratica sia conclusa mentre aspettano l’esito della richiesta, contravvenendo all’art. 31 della Convenzione 1951 che sostiene che un richiedente asilo non deve essere sottoposto a nessun tipo di pena al momento dell’ingresso nel paese in cui desidera richiedere asilo. Il richiedente asilo, nel caso in cui venga detenuto, ha diritto ad un avvocato, all’interprete, ad avere contatti con UNHCR, cure mediche e non deve essere detenuto con veri criminali.

Ma in realtà avrebbe diritto a condizioni sociali
Artt. 12-30 della Convenzione 1951 sanciscono i diritti sociali dei rifugiati ma non dice nulla riguardo ai richiedenti asilo. Alcuni stati concedono delle indennità per cibo e offrono alloggio anche ai richiedenti asilo altri no. Il diritto a lavorare è anche un’altra questione dibattuta sovente: alcuni stati consentono ai richiedenti asilo di lavorare altri no. Il diritto al lavoro dovrebbe essere garantito visti i tempi impiegati dai governi nel dare una risposta. Tale diritto è sancito da un altro strumento di protezione internazionale: International Covenant on economic, social and cultural rights (ICESCR) Art. 6(1)

Per non dimenticare: l’Italia ha respinto una barca carica di migranti rispedendola in Libia. Ha contravvenuto al principio di non refoulement (art.33 della Convenzione di Ginevra).

Foto di Sara Prestianni

قبل الحصول على حق اللجوء وفقاً لما تنص عليه اتفاقية جنيف، فإنه يجب على طالب اللجوء أن يتزوج في دولة أخرى (ومن ثم عبور الحدود الدولية لهذه الدولة) ثم العودة مرة أخرى لإعادة طلب اللجوء. يمكن أن تمتد الفترة التي تسبق الحصول على إجابة لسنوات، ما يجعل طالب اللجوء يظل في متاهة بلا صفة قانونية أو قضائية. لا تشير اتفاقية جنيف لعام 1951 إلى حقوق طالبي اللجوء، فيما عدا المادة التي تشير إلى مبدأ عدم الإعادة القسرية.

يجوز احتجاز طالب اللجوء تقوم بعض البلدان باحتجاز طالبي اللجوء فور وصولهم إلى تلك البلاد، ويظلون محتجزين إلى حين انتهاء كافة الإجراءات المتعلقة بطلبهم اللجوء، ومعرفة نتيجة الطلب؛ وهذا يتعارض مع المادة 31 من معاهدة جنيف لعام 1951، والتي ترفض معاقبة طالبي اللجوء بأي شكل من الأشكال فور دخولهم البلد التي يرغبون تقديم طلب لجوئهم إليها. من حق طالب اللجوء – في حالة احتجازه - الاستعانة بمحام، ومترجم، والاتصال بالمفوضية العليا للأمم المتحدة لشؤون اللاجئين، وتوفير الرعاية الطبية له، كما لا ينبغي احتجاز طالب اللجوء مع مجرمين حقيقيين.

ولكن في الواقع، هل يمكن أن يحظى طالب اللجوء بحقوق اجتماعية تنص المادتان 12-30 من اتفاقية جنيف لعام 1951 على الحقوق الاجتماعية للاجئين، لكنها لا تشير من قريب أو من بعيد إلى طالبي اللجوء. توفر بعض الدول الغذاء والمأوى لطالبي اللجوء، إلا أن دولاً أخرى لا تقوم بذلك. الحق في العمل هو مسألة أخرى يدور حولها النقاش في كثير من الأحيان: تسمح بعض الدول لطالبي اللجوء بالعمل، إلا أن دولاً أخرى لا تسمح بذلك. هذا الحق تكفله أداة أخرى من أدوات الحماية الدولية: العهد الدولي الخاص بالحقوق الاقتصادية والاجتماعية والثقافية (ICESCR) المادة 6 (1)

حتى لا ننسى: قامت إيطاليا بطرد زورق محمل بالمهاجرين، وإعادة توجيهه إلى ليبيا. وبهذا فقد خرقت إيطاليا مبدأ عدم الإعادة القسرية (المادة 33 من اتفاقية جنيف).

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