21 agosto 2011

Cresce la rabbia in Egitto dopo la morte di 5 tra agenti della sicurezza e militari a seguito di scontri a fuoco con le forze israeliane, che hanno sconfinato nel deserto del Sinai nel tentativo di inseguire i responsabili di un attacco avvenuto giovedì 18 agosto e lanciato da una strada vicino al confine israelo-egiziano. La responsabilità della morte degli israeliani sarebbe da attribuire a miliziani palestinesi provenienti da Gaza, ed è proprio con il proposito di stanare e neutralizzare i responsabili che le forze israeliane avrebbero lanciato il raid aereo che ha portato alla morte dei soldati egiziani, i quali si trovavano “sulla linea di fuoco”.

La penisola del Sinai, che nelle scorse settimane è stata teatro di scontri a fuoco e di attacchi a danni di oleodotti e gasdotti, dal punto di vista internazionale è una gigantesca “zona cuscinetto” istituita dopo gli accordi di Camp David. Tra le condizioni degli accordi vi è un divieto per i soldati di stazionare nell’area; per questo motivo, generalmente nel Sinai sono stazionati solo agenti della sicurezza e non militari. Tuttavia, in questi giorni è in corso una massiva operazione per cercare di ristabilire la sicurezza nell’area, ed al momento risulta che siano stati arrestati “tra i 1200 ed i 1300 miliziani”.

Circa 2000 manifestanti hanno protestato ieri, venerdì 19 agosto, davanti all’Ambasciata Israeliana al Cairo, chiedendo giustizia per le morti dei soldati e l’espulsione dell’Ambasciatore. Le Autorità Egiziane hanno già inoltrato una protesta formale agli Israeliani e convocato l’Ambasciatore israeliano per chiarimenti, e secondo Al-Masry Al-Youm, il popolare quotidiano cairota, gli egiziani avrebbero richiamato in patria il proprio Ambasciatore in Israele.

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